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Come il benessere personale diventa benessere aziendale

La differenza tra un’azienda leader del proprio settore e un’azienda agli ultimi posti è data soprattutto dai collaboratori. Nella maggior parte delle aziende il collaboratore medio è una persona che:

  • svolge la stessa mansione per 30-40 anni 
  • non conosce gli obiettivi aziendali pertanto non può creare nulla di nuovo ma solo ripetere ciò che fa già
  • viene caricato a dismisura di lavoro, soprattutto se dimostra di essere bravo, capace ed impegnato e, se il suo buon lavoro non viene riconosciuto con bonus, premi o promozioni, pensa di essere sfruttato
  • sente che i profitti sono più importanti di lui e dei suoi bisogni
  • ritiene di essere gestito in modo troppo autoritario di non essere considerato un collaboratore che grazie alla sua creatività e conoscenza può dare un contributo costruttivo allo sviluppo dell’azienda ma un subalterno che deve eseguire pedissequamente gli ordini.

Un collaboratore insoddisfatto arriva ad associare il clima aziendale ad uno stato di:

  • mutismo, 
  • tristezza
  • rassegnazione.

Le conseguenze sono nefaste:

  • errori,
  • calo della qualità dei prodotti e dei servizi,
  • assenteismo,
  • sfiducia,
  • inefficienza
  • sovraccarico di informazioni (conflitti di competenza),
  • iniquità,
  • elevato turn over (i migliori se ne vanno lasciandosi alle spalle coloro che sono troppo mediocri e/o apatici per trovare una posizione migliore),
  • difficoltà nel far eseguire le attività assegnate e così via.

In passato si riteneva che gli unici responsabili fossero esclusivamente i collaboratori, ultimamente si sta facendo strada l’idea che i collaboratori, soprattutto i migliori, lasciano il loro posto di lavoro non a causa del lavoro in se o dell’organizzazione ma a causa dei loro capi (management).

In un clima del genere dove la cultura del sospetto e dello svilimento è pratica ordinaria è difficile ottenere performance di ottimo livello. L’azienda deve evitare lo stress negativo e contribuire al miglioramento della vita lavorativa e personale dei collaboratori, deve costantemente prodigarsi affinché l’ambiente di lavoro offerto sia sereno e collaborativo. Inoltre deve far sì che il management sia in grado di guidare e motivare il proprio team, affidare obiettivi stimolanti e adottare nuovi approcci. Una soluzione è sicuramente il metodo del coaching.

Infatti il coaching aziendale o business coach è un percorso che mette al centro dell’azienda la persona nel suo complesso valori, desideri, aspirazioni, motivazioni; può essere applicato sia a livello di singolo soggetto sia a livello di gruppo.

Il coaching in azienda consente di:

  • aiutare il management a gestire in maniera più efficacie i propri collaboratori
  • aiutare a gestire al meglio lo stress ed il tempo
  • sviluppare la capacità di delega
  • migliorare la comunicazione tra i collaboratori ed il management e tra i collaboratori stessi
  • raggiungere gli obiettivi
  • sviluppare la consapevolezza personale
  • rafforzare la sicurezza personale e l’autostima
  • aumentare la propensione al problem solving e al decision making
  • incrementare le performance dei collaboratori

John Whitmore, colui che ha sviluppato il coaching in azienda, sostiene che “Se un manager applica i principi del coaching, ottiene allo stesso tempo due scopi: che il lavoro venga svolto secondo standard qualitativi più alti e che i suoi collaboratori sviluppino al meglio le loro capacità.“ ecco come il benessere personale diviene benessere aziendale.


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