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Dopo la Brexit: l'opinione dell'export manager

Sono passati diversi mesi da quando la Gran Bretagna ha votato l’uscita dall’Europa e quindi si è schierata a favore della Brexit.

Prima, durante e dopo le elezioni le principali testate economiche e finanziarie gridavano alla rovina del Paese e prevedevano fuga di capitali e di investitori e si parlava già di recessione, “brecession” con grande agitazione degli imprenditori la cui forza principale per la sopravvivenza era e rimane l’esportazione.

In realtà ad agosto l’indice Markit dei servizi, il settore dominante, ha segnato una ripresa dopo il crollo avvenuto nel mese di luglio; un miglioramento record, se si pensa che è l’incremento mensile maggiore nei suoi 20 anni di storia. Ad esso si affiancano risultati incoraggianti anche nel settore manifatturiero e delle costruzioni. Inoltre è aumentata la domanda interna e si assiste ad un rafforzamento dell’attività di export grazie all’indebolimento della sterlina, indebolimento che porterà un aumento del flusso di turisti. Tale sviluppo, però, potrebbe richiedere tempo e potrebbe essere compensato dalle importazioni.

In realtà i dati mensili sono sempre molto volatili quindi saranno i prossimi mesi quelli della verità e si capirà se l’economia si è contratta o sta segnando una modesta crescita. Sicuramente nel breve periodo la Brexit non sarà quel disastroso Tsunami predetto da tutti.

Metà degli scambi commerciali della Gran Bretagna avvengono con i Paesi dell’UE e si sta registrando un’evoluzione delle dinamiche dell'import e dell'export dei due mercati.

In uno scenario del genere e con il fatto che adesso gli animi si sono calmati ed è possibile valutare con lucidità ed un sano distacco la situazione, possiamo sbilanciarci su una previsione in due tempi.

Breve-medio periodo: nei prossimi mesi e anni il calo del peso della sterlina penalizzarà in generale l'esportazione verso l'UK, ma per le aziende italiane appartenenti ai settori del lusso, della moda e del food, proprio grazie alla consolidata consapevolezza della qualità e ricercatezza di nostri alcuni prodotti, si potranno creare occasioni d'oro se ci si saprà mettere in mostra su nuovi aspetti del nostro valore aggiunto, capaci di valere l'accresciuta differenza di peso delle due monete, e se ci si dimostrerà più abili di altri (a livello di ogni singola azienda) in termini di capacità di gestire e saper sfruttare il nuovo assetto di regole per migliorare la qualità e la sicurezza di tutto il ciclo della transazione (ordine, tasse, trasporto, pagamento, assistenza, ecc.)

Nel lungo periodo, per quanto sia difficile fare previsioni in un clima di incertezza e di grandi sconvolgimenti in agguato, se l'UK riuscirà a consolidare la crescita, a maggior ragione tornerà ad avere “fame” di prodotti esteri per via di un progressivo riallineamento dei valori di sterlina ed euro.

In ogni caso in questo momento la figura dell'export manager è esattamente quello che serve per seguire giorno per giorno l'evolversi della “crisi” in atto tra UK ed UE, e per immaginare percorsi di vendita sicuri e vantaggiosi per entrambe le parti. Si possono immaginare perdite di quote di fatturato con clienti in UK se non si sarà capaci di regire prontamente alle novità e se non si avrà a disposizione la consulenza di un export manager esperto di commercio internazionale.

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