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Export Manager: che cosa fa?

Il sistema produttivo italiano impiegherà molti anni per tornare ai livelli pre-crisi, questo ormai è evidente anche ai non economisti. Quello che però ancora sembra essere un solido vantaggio per l'Italia è il riconoscimento universale dell’alta qualità dei nostri prodotti, e quindi del marchio Made in Italy. Questo vantaggio in molti settori è già ampiamente sfruttato, ed è diventato una vera àncora di salvezza per il Paese: quando si parla di vini, formaggi, automotive, meccanica e altissima moda, spesso si sente dire che questi settori “tirano” grazie all’export, ed è questo il grande obiettivo per molte aziende che vogliono tornare a cercare sbocchi in mercati più ampi.

 

Ogni azienda dovrebbe valutare di esportare? L'export è solo per le aziende grandi o che stanno bene? In realtà le opportunità dell'export dovrebbero essere valutate proprio dalle aziende che hanno difficoltà economiche, cioè quelle che negli ultimi anni hanno visto contrarre la domanda non perché il prodotto non è più “buono”, ma perché semplicemente certe abitudini di acquisto oggi sono sostenibili per un numero più ridotte di persone. Diversa ovviamente è la situazione di aziende non sane, che vendono prodotti obsoleti o che non riuscirebbero a stare su qualsiasi mercato.

 

Da dove si comincia? Le opportunità dell'export sono tantissime, ma una cosa è certa: un'azienda non può affrontare un simile impegno pensando di liquidare il tutto in pochi passaggi. Come si suol dire, Roma non è stata costruita in un giorno. Per questo motivo, attualmente una delle figure professionali più ricercate è l'export manager. Il motivo è che per iniziare a rivolgersi al mercato internazionale si ha bisogno di riorganizzarsi attorno ad un modello di business che non può dare più per scontate alcune cose: dalla lingua del cliente alle normative sul trasporto delle merci, da come deve cambiare la comunicazione commerciale, soprattutto in contesti culturali completamente diversi, alla gestione dei pagamenti con aree fuori dal mercato unico. Perfino il modo di condurre le trattative va riconsiderato.

 

Insomma, è necessaria una figura che per un periodo di tempo determinato accompagni per mano l'azienda fuori dalla propria “comfort zone” nazionale, evitando un lungo periodo di errori e costosi tentativi a vuoto. Bisogna organizzare la rete vendita e il personale, studiare le normative e prendere i contatti con persone che non parlano la nostra lingua ma che già da ora sarebbero ben contenti di entrare in affari con aziende italiane.

 

Pensi che l’export possa essere una chiave di successo per la tua azienda?

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