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Export e sito web: il necessario per partire.

Tra tutti i mezzi di comunicazione che le imprese possono usare per entrare in contatto con i propri potenziali clienti, in qualsiasi fase del processo di acquisto, il web è forse quello più importante quando si tratta di export. Aprirsi al pubblico internazionale, poi, è oggi una delle poche vie di sbocco per chi, pur offrendo prodotti eccellenti, vede nell'Italia un mercato in contrazione da molti, troppi anni. Pianificare e progettare la propria presenza online ha dunque rilevanza strategica, e per questo è necessario farlo al meglio. Sebbene non sia possibile in questa sede trattare l'argomento nella sua completezza, vorrei semplicemente elencare alcune caratteristiche fondamentali di cui un sito di un'azienda rivolta all'export dovrebbe essere dotata per avere tutte le carte in regola.

 

Il dominio

Quando si crea un sito si deve scegliere a quale dominio associarlo. Se il sito si rivolge ad un pubblico internazionale, la scelta migliore è usare un dominio .com (o .net, .org, ecc.) perché Google non lo assocerà ad un target di un Paese in particolare. Viceversa un dominio nazionale (es. .it) verrà associato da Google in automatico al target di quel paese. Per questo motivo un'azienda molto strutturata che ha una presenza internazionale si doterà dei vari siti .it, fr, .de ecc, mentre un'azienda più semplice avrà convenienza ad dotarsi di un dominio .com. Se l'azienda decide oggi di aprirsi al mercato internazionale ma è dotata solo di dominio .it, è necessario valutare l'adozione di un .com.

 

Localizzazione e internazionalizzazione

 

L'italiano è una lingua poco parlata nel mondo, per cui risulta quasi automatico pensare ad un sito in doppia lingua (solitamente italiano e inglese). In realtà la costruzione di un sito in più lingue richiede un investimento più oneroso, ande da un punto di vista tecnico oltre che di impegno nella traduzione dei testi. Inoltre spesso i siti hanno funzionalità quali news e blog che richiedono nel tempo un inserimento di contenuti in doppia lingua. Per questo motivo è necessario impegnarsi nel multilinguismo se e solo se si è sufficientemente strutturati per sopportarne i costi in termini di tempo e denaro. Viceversa il rischio è abbandonare a breve la gestione del sito o inserendo nuovi contenuti solo nella propria lingua. Piuttosto bisognerebbe valutare il caso di fare il sito solo in inglese e soprattutto decidere se l'inglese è davvero la lingua più adatta al nostro target.

Nel caso in cui si usino più lingue, il layout del sito potrebbe doversi ad adattare ad una scrittura graficamente diversa dalla nostra (ad esempio l'arabo che scorre da destra a sinistra) e i contenuti, sia fotografici che di testo, dovrebbero essere pensati ed adattati alla cultura del nostro target.

Se sul sito sono riportati i recapiti telefonici (ovviamente dotati di prefisso internazionale) può essere positivo indicare le lingue parlate da ciascun operatore. Allo stesso modo, ogni volta che è indicato un orario, anche solo per l'assistenza telefonica, è opportuno indicare il fuso orario di riferimento.

Nei moduli dove l'utente inserisce i propri dati, è indispensabile controllare che le validazioni dei campi non siano limitate al caso italiano: lunghezza del codice fiscale, caratteri non validi nel nome, codici di avviamento e così via sono differenti da paese a paese. E' inoltre importante che lungo tutto il percorso di visita (incluse e-mail di conferma e qualsiasi altro tipo di comunicazione) ci sia il supporto alla presenza di caratteri non latini: sarebbe molto brutto vedersi recapitare una e-mail con l'intestazione “storpiata”, solo perché il nostro sito non sa gestire bene caratteri come la ø o la ß.

Non meno importanti sono le unità di misura, che vanno sempre indicate (es. litri, cm, °C, pollici ecc.) ed eventualmente convertite. Infine, quando si fa riferimento a date, è meglio sempre indicare il mese con le lettere, per evitare l'ambiguità del formato americano.

 

Riferimenti a normative

 

E' importante studiare attentamente la legislazione dei singoli mercati nei quali si vuole intraprendere un'attività di export. Trattandosi di commercio elettronico o di offerta di servizi è importante valutare la necessità di apporre scritte, diciture specifiche e informative. Ad esempio dal 2015 è obbligatorio in tutti i siti operanti nel mercato europeo informare adeguatamente i visitatori sull'utilizzo dei cookie; dal 2016, inoltre, sempre la UE ha obbligato i siti dove si vendono beni o servizi a inserire un link alla cosiddetta ODR, uno strumento per la risoluzione online delle controversie. Altri casi possono riguardare le garanzie, i recapiti, la tracciabilità dei prodotti, la conformità alle normative locali ecc.

 

IVA

 

E' fondamentale studiare la legislazione italiana e comunitaria relativa alla fiscalità se nel sito si effettua commercio elettronico di beni o servizi. Ad esempio dal 2015 è entrato in vigore il MOSS (http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Richiedere/Regimi+Opzionali/MOSS/Scheda+info+MOSS/).


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