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Il consulente: un aiuto per l'imprenditore

Stavo navigando in internet per ricercare materiale per il caso di un mio cliente quando mi sono imbattuta in diversi siti, con grafica e colori aggressivi, che promettevano di svelare agli imprenditori più sprovveduti, quindi più soggetti al fallimento, le regole d’oro della finanza aziendale, oppure le 5 regole Killer dell’intelligenza finanziaria regole conosciute solo ad una stretta cerchia di imprenditori di successo, a maghi della finanza oltre che a consulenti aziendali o manageriali che dir si voglia; insomma a tutta una serie di personaggi subdoli e beceri che mai e poi mai svelerebbero i segreti del loro successo solo per succhiare meglio i soldi a poveri personaggi ignoranti; un po’ come il lupo della favola di Cappuccetto Rosso solo in chiave finanziaria.


Questi annunci mi hanno fatto sorgere delle domande:

1.    Ma è possibile che nel 2013 ci siano ancora imprenditori che non sappiano gestire il loro denaro anche in maniera semplicistica, ossia incasso a 30 giorni e quindi pagamento a 30 o a 60?
2.    Ma si può imparare a gestire perfettamente la propria tesoreria leggendo un libro o guardando un video su You Tube?

Partendo dal presupposto che gli “Imprenditori Fai da Te No Alpitur Ahi Ahi Ahi” non esistono più ormai spazzati via dalla crisi, ad entrambe le domande risponderei ni.
Al giorno d’oggi un imprenditore sicuramente conosce le regole base di una tesoreria, sistemi di pagamento, fidi di cassa e salvo buon fine (che cosa sono e come gestirli), ma probabilmente ignora alcune definizioni proprie del gergo bancario la cui conoscenza approfondita, non per sentito dire o per assonanza, è importante per evitare di buttare dalla finestra denaro a favore delle banche.


Facciamo un esempio: conoscere la definizione di “Saldo contabile”, “Saldo liquido” e “Saldo disponibile” pone l’imprenditore un passo avanti rispetto al cassiere di banca quando chiederà a quest’ultimo quanto denaro può spendere, perché sarà in grado di valutare se la risposta ricevuta soddisfa o meno le sue esigenze, in caso contrario potrebbe rischiare di spendere soldi che, solo apparentemente, sono disponibili in conto corrente e quindi vedersi addebitati costi non previsti.
Questo è solo uno dei tanti esempi di costi inaspettati che un imprenditore, ma non solo anche il semplice uomo della strada, può trovarsi in estratto conto.
Non solo, negli ultimi anni, in seguito a vari fenomeni tra cui la globalizzazione dei mercati, la liberalizzazione valutaria, l’accresciuta concorrenza nel sistema finanziario italiano e il processo di deregolamentazione applicato da Banca d’Italia, le banche sono state costrette ad offrire un’ampia gamma di operazioni, diversificando così la propria attività.
Anche in questo caso è necessario conoscere le caratteristiche dei principali servizi specificatamente indirizzati alle imprese in modo da non ritrovarsi in balia del prossimo che, di solito, fa gli interessi della struttura da cui riceve lo stipendio, nel nostro caso la banca, e sicuramente non lo si può biasimare.
A questo punto un buon libro di testo può essere utile.
Ma…
Si, c’è un ma.
Il libro di testo, comprato in una libreria specializzata in economia, è utile per imparare le definizioni dei termini bancari e/o per conoscere, in generale, gli aspetti definitori, il meccanismo di funzionamento e gli elementi di remunerazione delle operazioni bancarie ma non è detto che possa aiutare l’imprenditore a scegliere il servizio migliore, quello adatto alla propria attività.
Da qui deriva il mio ni, i libri o i video offrono regole generali che possono essere adatte per l’attività di alcuni ma non di altri oppure che possono essere solo parzialmente adatti.
Allora chi può aiutare l’imprenditore a capire se il servizio di cui sta usufruendo è adeguato alle proprie esigenze oppure no e quindi debba essere personalizzato in parte o completamente sostituito?
In alcuni casi tale figura è rappresentata proprio dal direttore di filiale/gestore, se è una persona che cerca di mediare tra gli interessi della propria banca e quelli del suo cliente in quanto ha già intuito che il suo esistere dipende anche dalla soddisfazione del cliente, ma in altri è necessaria una figura super partes rappresentata dal “famigerato” consulente, il quale viene pagato dall’imprenditore e quindi, come il gestore/direttore di banca è stipendiato da quest’ultima, farà gli interessi del suo cliente.               
Inoltre il consulente potrà consigliare l’imprenditore relativamente alla migliore organizzazione da applicare alla propria struttura in modo da renderla più flessibile ed efficiente possibile, flessibilità ed efficienza che si tradurranno in riduzione dei costi del lavoro e in un aumento dei ricavi e quindi, di conseguenza, in un minor indebitamento con le banche e in un maggior risparmio degli oneri da esse derivanti.
Il consulente è quindi esperienza manageriale/dirigenziale al servizio dell’imprenditore ma senza appesantire il proprio bilancio di costi soffocanti derivanti dal personale dipendente.
Il consulente è libertà di decidere se usufruire ancora dei suoi servizi o allontanarlo a metà del progetto per prestazioni insoddisfacenti, non esiste alcun obbligo di tenerlo a vita come un dipendente a tempo indeterminato o per tutta la durata contrattuale come per il determinato.
Infine essendo il consulente alle dipendenze dell’imprenditore quest’ultimo ha diritto a tutte le spiegazioni possibili in merito al suo operato.
Insomma il consulente è un partner e nessun libro contenete tutti i consigli del mondo potrà sostituire il suo intuito e la sua umanità.


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