Temporary Manager · Export Manager · Controllo di gestione

Come sopravvivere alle banche: piccoli trucchi per non farsi "rapinare"

Piccoli trucchi per evitare "farsi rapinare" dalle banche.

La vita di tutti i giorni o per meglio dire la mancanza di tempo che caratterizza la nostra vita ci richiede di usufruire di tutta una serie di servizi erogati dalle banche come ad esempio l’addebito in conto corrente delle bollette, i pagamenti tramite bancomat o carta di credito, l’accredito dello stipendio direttamente sul conto corrente bancario e chi più ne ha più ne metta.


L’ente “banca” è entrato silenziosamente e in maniera preponderante nella nostra vita tanto che ora non ne possiamo più fare a meno.


Ma conosciamo, in realtà, il nostro partner della vita di tutti i giorni? E’ un partner o un fornitore oppure un’entità da subire passivamente?


A queste ed ad altre domande cercheremo di dare una risposta in modo da capire come sopravvivere nei meandri del mondo bancario senza perdersi e senza perderci.
Fondamentale è comprendere chi abbiamo di fronte, chi è il nostro interlocutore, quindi dobbiamo rispondere alla seguente domanda: che cos’è una banca?


La definizione tecnica che tanto piace agli economisti è la seguente: la banca è un'azienda che raccoglie, tramite i conti correnti, il denaro presso risparmiatori e società e lo impiega concedendo fidi e finanziamenti e che svolge tutta una serie di servizi tra cui l’incasso ed il pagamento per conto del proprio cliente.


Di questa definizione ciò che colpisce è la parola azienda.
Secondo il Codice Civile, art. 2247, con il contratto di società due o più persone conferiscono beni e servizi per l’esercizio comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili (scopo di lucro).


Quindi le banche hanno come scopo primario, tramite lo svolgimento della propria attività, produrre utili, utili che saranno divisi tra i soci/azionisti e utili che verranno reinvestiti nella struttura bancaria stessa.


Per produrre utili dovranno dimezzare i costi e aumentare i ricavi, cioè dovranno offrire alla clientela gli stessi servizi a costi bassi ma a prezzi, le cosiddette condizioni bancarie, alti, spesso e volentieri troppo alti.


Nella maggior parte dei casi quanto stabilito dalla banca viene accettato passivamente , a volte qualcuno tenta di protestare ma cede alle spiegazioni a prima vista plausibili del bancario, anzi in alcuni casi ci si ritrova, persino, a dover giustificare con il proprio Istituto le proprie movimentazioni di denaro. Si ha così la sensazione di non essere padroni del proprio conto corrente e di quanto è depositato dentro.


Ma è proprio vero che le banche hanno il coltello dalla parte del manico?
Non sempre, soprattutto quando il cliente ha ogni giorno il proprio conto corrente in positivo (conto corrente attivo) ossia ha depositate somme e non necessita di fidi..
E’ questo cliente che, consapevole della sua forza, potrà ottenere l’applicazione di tassi e condizioni migliori.


Sono questi clienti il cardine dell’attività bancaria, infatti, come detto precedentemente, la banca ha il compito di raccogliere i soldi tra i risparmiatori e di darli in prestito ad altri clienti “bisognosi” a tassi e condizioni che le consentano un guadagno.
Di conseguenza tale categoria di clienti fa da banca alla banca stessa, prestandole denaro, e, come fa la banca, ha diritto ad essere equamente remunerata.


La banca remunera i conti correnti attivi tramite i tassi attivi; più alti sono, più alti saranno i ricavi che le somme depositate generano al cliente.
Attualmente i tassi attivi, solitamente, non arrivano all’1%, quindi questi clienti non sono equamente remunerati.


Naturalmente gli Istituti Bancari ridono di gusto di fronte a questi clienti che “pretendono” tassi attivi più alti, ma questi ultimi non devono demordere, tanti sono i trucchi per riportare le banche a Canossa fino ad arrivare all’estremo: minacciare di chiudere il conto corrente e di portare il proprio denaro presso un’altra banca che si è dimostrata meno rigida…


Si può interpretare il pensiero di molti dicendo che se si minaccia bisogna agire altrimenti si perde di credibilità, trovare un’altra banca significa investire tempo ed energia, che spesso e volentieri non si hanno e , ipotizzando che si trovi, bisognerà riaddebitare le bollette, informare i fornitori pagati con ricevuta bancaria e/o rid delle nuove coordinate di conto ecc…
E’ vero tutte seccature, ma, di solito in questo tempo di crisi, le banche hanno paura di perdere clienti, soprattutto danarosi, e di solito un accordo si trova sempre, difficilmente si arriva a cambiare banca e se dovesse succedere, niente paura, penserà a tutto la nuova banca, al cliente non resta che firmare i documenti di apertura del conto corrente.


Si può ottenere, così, un miglior interesse attivo fruttato dai propri soldi (sicuramente superiore agli € 10,00 che spesso e volentieri si vedono accreditati in conto corrente alla fine di ogni trimestre e che, poi contemporaneamente, vengono “mangiati” dalle spese addebitate per la tenuta del conto, per ogni riga di estratto conto generata, per l’assicurazione mai richiesta ecc…).


Oltre a richiedere un aumento del tasso attivo, è necessario controllare le valute, che le banche applicano agli incassi e ai pagamenti.


Che cos’è la valuta o data valuta?


La Valuta o Data Valuta è il giorno dal quale è possibile utilizzare il denaro depositato in conto corrente per pagamenti e prelievi e coincide con quello dal quale il denaro inizia a produrre interessi. Ciò significa che prima si hanno i soldi disponibili in conto, prima saranno spendibili e prima renderanno interessi attivi e quindi il guadagno sarà superiore.


Attualmente, secondo la Direttiva sui Servizi di Pagamento, denominata sinteticamente PSD emanata dalla Commissione Europea e recepita dall’Italia a partire dal 01/03/10, tra gli altri obblighi, la banca deve accreditare il conto corrente del beneficiario di un bonifico o di un versamento in contanti con data valuta il giorno stesso in cui riceve i fondi. Quindi è necessario verificare che i giorni valuta applicati al versamento di contanti e all’accredito di bonifici siano pari a 0.


Discorso a parte deve essere fatto per gli assegni sia bancari che circolari la cui data valuta di accredito, e quindi la cui disponibilità, verrà portata avanti di almeno 4 giorni per dare la possibilità alla banca che ha ricevuto l’accredito dell’assegno di accertarsi che l’importo dello stesso sia stato addebitato sul conto corrente di chi l’ha emesso (la procedura è un po’ più complessa, qui è stata semplificata per una maggiore comprensione). Anche se la banca non riconosce giorni valuta nell’accredito di assegni, si consiglia di aspettare almeno 4 giorni prima di spenderli in modo da dare il tempo al proprio Istituto Bancario di verificare quanto sovra indicato e non andare così a spendere denaro che in realtà non è disponibile creando così il cosiddetto sconfinamento che produce, in addebito sul conto corrente a fine trimestre, interessi passivi e altre spese. Inoltre si consiglia, comunque, di contattare la propria banca al fine di accertarsi che i fondi siano effettivamente disponibile e che non ci siano stati problemi che abbiano allungato i tempi di attuazione della procedura.


Quindi per capire l’ammontare spendibile del proprio conto corrente, risparmiando così su inutili costi, è possibile contattare la propria banca e chiedere non, genericamente, a quanto ammonta il saldo, ma chiedere a quanto ammonta il saldo disponibile. Spesso e volentieri l’impiegato o fornisce in automatico il saldo definito contabile ossia la somma di tutte le operazioni eseguite fino a quel momento indipendentemente dalla data valuta, (potrebbero, pertanto, essere considerati disponibili importi che, in realtà, lo saranno nel futuro) oppure potrebbe dire che l’informazione non è disponibile in quanto il loro programma mostra solo il saldo contabile, a quel punto non bisogna lasciarsi scoraggiare ma pretendere che calcoli il saldo disponibile togliendo dal saldo contabile tutte quelle operazioni (incasso e pagamento) con data valuta futura e quegli incassi di cui non si è sicuri della disponibilità (assegni, cambiali, ricevute bancarie, rid, ecc…). Nel caso in cui sia stato richiesto un fido di cassa, detto anche scoperto di conto, è importante chiedere se l’importo comunicato comprende tale fido al fine di evitare di andare a utilizzare, quando non necessario il fido concesso dalla banca generando così interessi passivi inutili.


Altra piccola trappola che consente alle banche di guadagnare e che ben monitorata consente un risparmio immediato è rappresentata dalle commissioni su bonifici. Effettuare bonifici presso lo sportello ha costi molto alti (si arriva a pagare in alcune banche anche € 5,00), al fine di disincentivare l’afflusso di pubblico nelle filiali e potenziare l’utilizzo dell’home banking o remote banking che dir si voglia. Con questo strumento un bonifico può costare da € 0,50 a € 1,10; confrontando le due modalità di pagamento è lampante l’importante risparmio che si avrà su base annua. Anche in questa condizione c’è margine per una trattativa al ribasso in quanto si paga già un canone per il fatto di aver ottenuto lo strumento, canone che dovrebbe andare a coprire i costi di gestione da parte della banca (elettricità, manutenzione, personale addetto ecc…) e le operazioni vengono inserite direttamente dal cliente, consentendo alla banca di risparmiare sul personale, ed è una macchina che le andrà ad eseguire. Pertanto, indipendentemente da quello che dice la banca, spese elevate per i servizi offerti dall’home banking non sono assolutamente giustificate.


Altre condizioni sulle quali si può agire per ottenere un risparmio immediato sono quelle che si sostengono alla fine del trimestre come quelle calcolate sul numero di righe di cui è composto l’estratto conto, in questo caso se in un trimestre si eseguono numerose operazioni di incasso/versamento o pagamento conviene contrattare con la banca un importo forfetario, se, invece, la movimentazione è esigua è meglio pagare un certo importo ben definito per riga.


Le uniche spese che non possono essere oggetto di contrattazione sono i bolli e le ritenute sugli intessi attivi in quanto previste per legge.


Naturalmente le possibilità di risparmio sono infinite e legate all’attività del cliente e ai tipi di servizi offerti dalle banche usati, ognuno deve controllare la propria situazione e decidere dove agire.


A questo punto come si può considerare l’ente banca?
In generale, le banche sono formate da uomini, banche belle o brutte in assoluto non esistono, le fanno gli uomini. Può capitare, più spesso di quello che non si pensi, che, per una stessa banca, una filiale sia gestita da un direttore e da impiegati estremamente collaborativi e il cui obiettivo sia la soddisfazione del cliente in quanto il loro motto è “un cliente soddisfatto è un cliente che rimane e porterà altri clienti” e un’altra abbia un direttore stanco che tratta male clienti e dipendenti.


Indipendentemente da tutto la banca deve essere considerata un partner che aiuti i propri clienti a raggiungere i propri obiettivi e non un pirata che li voglia depredare. Naturalmente, come tutti i partner, cercherà di effettuare i propri interessi e dovrà, pertanto, essere tenuto sotto stretto controllo; nel momento in cui si ritiene che da collaboratore si sia trasformato in pirata è meglio e consigliabile “divorziare” senza tragedie.


Vai all'archivio