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Le nuove regole contro i ritardi nei pagamenti

A partire dal 01 gennaio 2013 imprese, professionisti e Pubblica Amministrazione avranno 30 giorni di tempo per pagare i propri fornitori.
E’ quanto stabilisce il decreto legislativo n. 192 del 2012, che attua la direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 (2011/7/UE).
Tale decreto è un ulteriore passo in avanti alla lotta contro i ritardi nei pagamenti delle transazioni commerciali e delle prestazioni professionali.
Le nuove regole riguardano tutte le transazioni commerciali e prestazioni professionali che si concluderanno dal 01 gennaio 2013 in avanti, ma non i contratti stipulati con i consumatori, intesi come privati cittadini, “i debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore, comprese le procedure finalizzate alla ristrutturazione del debito” e “i pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno, compresi i pagamenti effettuati a tale titolo da un assicuratore.”; per il settore agro alimentare le novità si applicano sui contratti conclusi a partire dal 24/10/2012.
Ma andiamo ad analizzare in maniera approfondita il decreto.

Derogano dal termine sovra indicato (figuriamoci se non ci sarebbero state delle deroghe):

-   Le Asl, gli ospedali, le imprese pubbliche e tutte quelle Pubbliche Amministrazioni “quando ciò sia giustificato dalla natura o dall'oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione”. Esse possono portare il termine a 60 giorni, comunque il nuovo limite dovrà essere espressamente pattuito;
-    Le transazioni tra aziende, professionisti, professionisti ed imprese che possono prevedere un termine superiore ai 60 giorni purché esso sia stabilito tramite accordi scritti e non iniqui per il creditore.

Ma da che termine decorrono i 30 o 60 giorni?

-    Dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento dal contenuto equivalente;
-    quando non è certa la data di ricezione o di richiesta, dalla data di ricevimento delle merci o di prestazione dei servizi;
-    mentre nel caso in cui il ricevimento della fattura o la richiesta di pagamento avvengano prima del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi, dalla data di ricevimento delle merci o dell’erogazione dei servizi;
-    infine, se per contratto è previsto il controllo della conformità della merce o dei servizi, ad esempio il collaudo e il debitore riceve la fattura o equivalente richiesta di pagamento anteriormente a tale data, allora il termine decorre dalla data di accettazione o verifica.

Dal giorno successivo la scadenza del termine di pagamento scattano automaticamente, si avete capito bene, automaticamente, gli interessi di mora, senza che sia necessaria la cosiddetta “costituzione in mora” cioè la richiesta scritta inviata al debitore di adempiere al pagamento.

Gli interessi dovranno essere calcolati sommando al tasso fissato dalla BCE, che attualmente, fino al 30/06/13, risulta pari allo 0,75%, una maggiorazione di 8 punti percentuali, nel caso di prodotti alimentari deteriorabili scatta a dieci.
Inoltre il creditore ha diritto sia al rimborso dei costi sostenuti per il recupero del credito sia ad un importo forfetario di € 40,00 (quaranta/00) a titolo di risarcimento danno oppure un importo maggiore nel caso in cui il creditore riesca a provare di aver subito un danno finanziariamente superiore che può comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito.
Inoltre l’art. 7 del decreto sottolinea che sono nulle tutte le clausole che risultano inique per il creditore relativamente ai termini di pagamento, che prevedono l’esclusione degli interessi di mora e dei costi di recupero del credito e nel caso della pubblica amministrazione che hanno per oggetto la predeterminazione o la modifica della data di ricevimento della fattura.

A questo punto che si fa?               

Dal momento che il legislatore prevede l’automatico maturare degli interessi di mora e la nullità di qualsiasi clausola contrattuale che ne escluda l’applicazione si evince che è fatto obbligo per il creditore fatturare gli interessi stessi e pretenderne il pagamento, soprattutto perché secondo il fisco (art. 109.7) gli interessi di mora concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui sono percepiti o corrisposti, quindi la mancata fatturazione significa sottrazione di reddito e si potrebbe concorrere in sanzioni in caso di controlli.
Bisogna calcolare ,,e di conseguenza fatturare gli interessi, non solo perché una legge lo impone o si ha paura di sanzioni, ma perché nel momento in cui un nostro cliente ritarda nel pagare una nostra fattura per tutto il lasso di tempo rappresentato dal ritardo noi assumiamo inconsapevolmente il ruolo di banca  ossia gli prestiamo l’importo fatturato per X giorni sottraendolo ad altri investimenti più redditizi oppure ad altri nostri fornitori che a loro volta potrebbero applicarci gli interessi di mora.
Ecco perché è necessario mettere da parte ogni remora e paura di perdere il cliente e applicare questi interessi; ne va della sopravvivenza dell’azienda stessa o dello studio stesso e quindi di posti di lavoro.
Tanto se voi fate offrite un ottimo prodotto e/o un ottimo servizio il cliente è sempre disposto a ritornare.
Il cliente è come un bambino va educato e se vi dimostrerete seri, rigorosi nel portare avanti il Vostro business esso vi rispetterà e ritornerà.
Pertanto sta diventando sempre più urgente che le imprese e i liberi professionisti rivedano le proprie procedure:

-    di emissione e spedizione di fatture in modo da determinare in maniera inoppugnabile i termini da cui iniziare a calcolare gli interessi di mora;
-    di recupero dei crediti per poter monitorare con attenzione il proprio portafoglio clienti e affrontare tempestivamente ed efficacemente le situazioni di insolvenza.


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