Temporary Manager · Export Manager · Controllo di gestione

Come gestire i crediti insoluti

Nel corso della storia difficilmente le aziende hanno prestato la necessaria attenzione al proprio portafoglio clienti poiché in passato i clienti morosi erano una piccola parte dello stesso, talmente piccola che quelli paganti li supplivano e le banche prontamente arrivavano offrendo fidi, mutui e ogni sorta di finanziamento a tassi bassissimi e per gli importi desiderati.

Gli imprenditori erano nel Paese di Bengodi e nessuno di loro, insieme agli Istituti di credito, pensava che tutto questo sarebbe miseramente finito; quindi perché sforzarsi a istruire i clienti a pagare puntualmente.

Ahimè oggi le cose sono mutate: la situazione economica attuale ha portato ad un aumento dell’insorgere dei crediti in seguito al fatto che solo una minima parte paga pronta cassa e puntualmente i propri fornitori.

Quindi a partire dai piccolissimi artigiani, continuando per le piccole imprese, passando poi per le medie e finendo con le grandi è necessario riorganizzare l’intero ciclo di vita del credito, dalla sua origine (capire se vale la pena accettare un cliente o meno), al monitoraggio andamentale (se, quanto e quando incassiamo dal cliente), al recupero del credito e relativo calcolo degli interessi di mora, coinvolgendo le varie aree aziendali (commerciale, finanziaria, logistica, amministrativa e legale).

Per poter gestire il proprio portafoglio clienti sono necessari:

 

  • una maggiore diffusione della cultura della gestione del rischio di credito coinvolgendo l’intera struttura;
  • una gestione interna del credito con un team dedicato;
  • un buon software in grado di fornire velocemente i dati per poter avere più tempo da dedicare alle decisioni strategiche.

 

A questo punto diventa basilare avere una Figura Esterna che:

 

  • porti valore aggiunto;
  • riesca ad andare oltre le dinamiche aziendali, essendo estranea alle stesse, creando rapporti costruttivi tra le varie aree coinvolte che consentano di creare un processo funzionale e largamente condiviso da tutti compresa Direzione e CdA, in modo che possa essere mantenuto e modificato nel tempo;
  •   trovi soluzioni nuove ed alternative;
  • risolva ogni problema che si presenta sul cammino dalla scelta del software da utilizzare e del fornitore da contattare, dall’individuazione del legale che si occupi dei decreti ingiuntivi, ecc...;

 

Ma più di tutti è fondamentale muoversi per tempo ed evitare di gestire il credito quando è impagato o incagliato o in sofferenza.

Ritardi nei pagamenti: una piaga all'italiana

I ritardi nei pagamenti tra aziende e aziende, aziende e Pubblica Amministrazione e tra aziende e privati?
Una piaga del tutto italiana.
E’ quello che si evince da un’analisi condotta dalla CGIA di Mestre pubblicata nel loro sito ad aprile 2012 dove vengono messi a confronto i tempi di pagamento medi effettivi e i ritardi medi di pagamento per il periodo 2009-20011 di Italia, Francia, Regno Unito e Germania.
Naturalmente il Bel Paese vince il triste primato.
E’ emerso che:

- la Pubblica Amministrazione paga le aziende dopo 180 giorni, con un aumento rispetto al 2009 di 52 giorni e un ritardo medio di 90 giorni (con punte in alcune regioni di 600 giorni); mentre in Francia pagano a 64 giorni, in Gran Bretagna 47 e in Germania 35, con un recupero, confrontando i dati con il 2009, rispettivamente di 6, 2 e5 giorni;
- le imprese, invece, evadono le fatture di altre imprese dopo ben 103 giorni, un aumento di 15 giorni rispetto al 2009; ma guardiamo i nostri colleghi, i francesi impiegano 59 giorni, 4 giorni in meno rispetto al 2009, i britannici 46 giorni, 6 giorni in meno e i tedeschi 37 giorni, ben 12 giorni in meno;
- i rapporti tra imprese e privati prevedono tempi di pagamento medi effettivi di 79 giorni, mentre in Francia 41, nel Regno Unito 44 e in Germania 24.

Dati veramente sconfortanti, ma che conclusioni traiamo?
Che, mentre nei principali paesi europei si registra una contrazione dei tempi e dei ritardi di pagamento, in Italia, indipendentemente da chi è il soggetto del rapporto, tali tempi si sono allungati con conseguenze devastanti soprattutto per le PMI che si sono viste costrette, nel migliore dei casi, a rateizzare e/o dilazionare i pagamenti e nel peggiore a non pagare più gli stipendi e subire azioni di protesto.        
Ma continuiamo a dare i numeri.


La Pubblica Amministrazione italiana deve alle aziende private una somma pari a più della metà del debito complessivo di tutti gli Stati Europei, che è pari a 180 miliardi di euro (fonte http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/industria/ritardi_pagamenti_transazioni_milano_it.htm).


Quindi se è doveroso per i contribuenti pagare puntualmente i tributi, soprattutto in momenti di crisi, a maggior ragione la Pubblica Amministrazione ha il dovere morale di pagare i propri debiti alla scadenza, se non prima della scadenza stessa, evitando sia di costringere imprese sane a decretare il fallimento e quindi la perdita di posti di lavoro e il conseguente aumento del tasso di disoccupazione e sia di mostrarsi ai cittadini come una sanguisuga e non più come un tutore degli stessi.

Il consulente: un aiuto per l'imprenditore

Stavo navigando in internet per ricercare materiale per il caso di un mio cliente quando mi sono imbattuta in diversi siti, con grafica e colori aggressivi, che promettevano di svelare agli imprenditori più sprovveduti, quindi più soggetti al fallimento, le regole d’oro della finanza aziendale, oppure le 5 regole Killer dell’intelligenza finanziaria regole conosciute solo ad una stretta cerchia di imprenditori di successo, a maghi della finanza oltre che a consulenti aziendali o manageriali che dir si voglia; insomma a tutta una serie di personaggi subdoli e beceri che mai e poi mai svelerebbero i segreti del loro successo solo per succhiare meglio i soldi a poveri personaggi ignoranti; un po’ come il lupo della favola di Cappuccetto Rosso solo in chiave finanziaria.


Questi annunci mi hanno fatto sorgere delle domande:

1.    Ma è possibile che nel 2013 ci siano ancora imprenditori che non sappiano gestire il loro denaro anche in maniera semplicistica, ossia incasso a 30 giorni e quindi pagamento a 30 o a 60?
2.    Ma si può imparare a gestire perfettamente la propria tesoreria leggendo un libro o guardando un video su You Tube?

Partendo dal presupposto che gli “Imprenditori Fai da Te No Alpitur Ahi Ahi Ahi” non esistono più ormai spazzati via dalla crisi, ad entrambe le domande risponderei ni.
Al giorno d’oggi un imprenditore sicuramente conosce le regole base di una tesoreria, sistemi di pagamento, fidi di cassa e salvo buon fine (che cosa sono e come gestirli), ma probabilmente ignora alcune definizioni proprie del gergo bancario la cui conoscenza approfondita, non per sentito dire o per assonanza, è importante per evitare di buttare dalla finestra denaro a favore delle banche.


Facciamo un esempio: conoscere la definizione di “Saldo contabile”, “Saldo liquido” e “Saldo disponibile” pone l’imprenditore un passo avanti rispetto al cassiere di banca quando chiederà a quest’ultimo quanto denaro può spendere, perché sarà in grado di valutare se la risposta ricevuta soddisfa o meno le sue esigenze, in caso contrario potrebbe rischiare di spendere soldi che, solo apparentemente, sono disponibili in conto corrente e quindi vedersi addebitati costi non previsti.
Questo è solo uno dei tanti esempi di costi inaspettati che un imprenditore, ma non solo anche il semplice uomo della strada, può trovarsi in estratto conto.
Non solo, negli ultimi anni, in seguito a vari fenomeni tra cui la globalizzazione dei mercati, la liberalizzazione valutaria, l’accresciuta concorrenza nel sistema finanziario italiano e il processo di deregolamentazione applicato da Banca d’Italia, le banche sono state costrette ad offrire un’ampia gamma di operazioni, diversificando così la propria attività.
Anche in questo caso è necessario conoscere le caratteristiche dei principali servizi specificatamente indirizzati alle imprese in modo da non ritrovarsi in balia del prossimo che, di solito, fa gli interessi della struttura da cui riceve lo stipendio, nel nostro caso la banca, e sicuramente non lo si può biasimare.
A questo punto un buon libro di testo può essere utile.
Ma…
Si, c’è un ma.
Il libro di testo, comprato in una libreria specializzata in economia, è utile per imparare le definizioni dei termini bancari e/o per conoscere, in generale, gli aspetti definitori, il meccanismo di funzionamento e gli elementi di remunerazione delle operazioni bancarie ma non è detto che possa aiutare l’imprenditore a scegliere il servizio migliore, quello adatto alla propria attività.
Da qui deriva il mio ni, i libri o i video offrono regole generali che possono essere adatte per l’attività di alcuni ma non di altri oppure che possono essere solo parzialmente adatti.
Allora chi può aiutare l’imprenditore a capire se il servizio di cui sta usufruendo è adeguato alle proprie esigenze oppure no e quindi debba essere personalizzato in parte o completamente sostituito?
In alcuni casi tale figura è rappresentata proprio dal direttore di filiale/gestore, se è una persona che cerca di mediare tra gli interessi della propria banca e quelli del suo cliente in quanto ha già intuito che il suo esistere dipende anche dalla soddisfazione del cliente, ma in altri è necessaria una figura super partes rappresentata dal “famigerato” consulente, il quale viene pagato dall’imprenditore e quindi, come il gestore/direttore di banca è stipendiato da quest’ultima, farà gli interessi del suo cliente.               
Inoltre il consulente potrà consigliare l’imprenditore relativamente alla migliore organizzazione da applicare alla propria struttura in modo da renderla più flessibile ed efficiente possibile, flessibilità ed efficienza che si tradurranno in riduzione dei costi del lavoro e in un aumento dei ricavi e quindi, di conseguenza, in un minor indebitamento con le banche e in un maggior risparmio degli oneri da esse derivanti.
Il consulente è quindi esperienza manageriale/dirigenziale al servizio dell’imprenditore ma senza appesantire il proprio bilancio di costi soffocanti derivanti dal personale dipendente.
Il consulente è libertà di decidere se usufruire ancora dei suoi servizi o allontanarlo a metà del progetto per prestazioni insoddisfacenti, non esiste alcun obbligo di tenerlo a vita come un dipendente a tempo indeterminato o per tutta la durata contrattuale come per il determinato.
Infine essendo il consulente alle dipendenze dell’imprenditore quest’ultimo ha diritto a tutte le spiegazioni possibili in merito al suo operato.
Insomma il consulente è un partner e nessun libro contenete tutti i consigli del mondo potrà sostituire il suo intuito e la sua umanità.

Conoscere la propria disponibilità di conto corrente è possibile?

Il fatto di essere focalizzati principalmente sul proprio business è lodevole ma l’aumento dei profitti non passa solo per quella strada.
Un imprenditore, un commerciante o un professionista di successo è un uomo d’affari a tutto tondo che si preoccupa, oltre del lato commerciale e di marketing, anche di quello finanziario della sua attività evitando di lasciare senza controllo la gestione del suo denaro alle banche.


Il problema principale che blocca la strada del pieno successo a queste figure e che fa perdere loro denaro in modo subdolo è l’assunzione di un approccio orientato alla quotidianità e alla gestione delle emergenze che, quindi, rende carenti tutte le attività “che guardano avanti” e che si fondano sulla programmazione e la pianificazione degli incassi e dei pagamenti.


L’assenza di tale pianificazione, anche solo settimanale, porta a frequenti sconfinamenti del proprio conto corrente bancario.
Infatti le banche sono solitamente disposte a consentire ai propri clienti di disporre immediatamente, con prelievi o altri utilizzi, di soldi non liquidi accreditati.
Che cosa significa “soldi non liquidi accreditati”?


Controllando il proprio estratto conto si può notare che sono presenti due tipi di date denominate in modo diverso: la data contabile e la data valuta.
La data contabile rappresenta il giorno in cui è avvenuta l’operazione di incasso o di pagamento, mentre, la data valuta è il giorno dal quale è possibile utilizzare il denaro depositato in conto corrente per pagamenti e prelievi e coincide con quello dal quale il denaro inizia a produrre interessi.


Può capitare che data contabile e data valuta coincidano, ciò significa che il giorno in cui viene eseguita un’operazione può essere anche quello in cui il denaro oggetto dell’operazione risulta spendibil; ad esempio in data 20/02 si versano contanti per € 100,00, questo importo potrà essere speso subito in data 20/02. Ma non è detto, è il caso del versamento degli assegni bancari o circolari dove la banca indica come data contabile la data di versamento e come data valuta la stessa data più alcuni giorni lavorativi successivi all’operazione, il numero è diverso da banca a banca (giorni valuta). Ad esempio, in data 20/02 vengono versati assegni bancari per € 100,00 (la condizione bancaria di versamento prevede 4 giorni di valuta) in questo caso la data contabile sarà pari al 20/02 mentre la data valuta corrisponderà al 24/02, in teoria gli € 100,00 non potrebbero essere impiegati fino al 24/02 data in cui esistono realmente nel conto corrente (importo non liquido accreditato), ma la banca lo consente lo stesso, quindi se il cliente in data 21/02 effettua un bonifico di € 90,00 a favore di un suo fornitore, usa denaro che in realtà gli presta la banca, la quale effettua il pagamento generando così sul conto del cliente un debito (scoperto per valuta: - 90,00 euro) che a sua volta produrrà interessi passivi a carico del cliente, in questo caso, per 3 giorni.


Questi interessi passivi risultano essere un ulteriore guadagno per la banca.
Allora come fare per evitare di buttare denaro, così, dalla finestra?
Le soluzioni potrebbero essere le seguenti:
1.    o tutte le volte che si devono fare dei pagamenti si chiama la banca per chiedere non, genericamente, a quanto ammonta il saldo, ma chiedere a quanto ammonta il saldo disponibile. Spesso e volentieri l’impiegato o fornisce in automatico il saldo definito contabile ossia la somma di tutte le operazioni eseguite fino a quel momento indipendentemente dalla data valuta, (potrebbero, pertanto, essere considerati disponibili importi che, in realtà, lo saranno nel futuro) oppure potrebbe dire che l’informazione non è disponibile in quanto il loro programma mostra solo il saldo contabile, a quel punto non bisogna lasciarsi scoraggiare ma pretendere che calcoli il saldo disponibile togliendo dal saldo contabile tutte quelle operazioni (incasso e pagamento) con data valuta futura e quegli incassi di cui non si è sicuri della disponibilità (assegni, cambiali, ricevute bancarie, rid, ecc…). Nel caso in cui sia stato richiesto un fido di cassa, detto anche scoperto di conto, è importante chiedere se l’importo comunicato comprende tale fido al fine di evitare di andare a utilizzare, quando non necessario il fido concesso dalla banca generando così interessi passivi inutili. Questa è la strada più semplice ed immediata ma anche la più rischiosa in quanto:

a)    il saldo comunicato dalla banca potrebbe non tener conto di pagamenti ordinati dal cliente o bollette oppure ricevute bancarie non ancora addebitate in conto di cui il cliente è consapevole ma pensa che siano già passate e/o non si ricorda, quindi si ricadrebbe comunque nel problema espresso precedentemente;
b)    un impiegato poco zelante, nonostante le richieste del cliente siano chiare, comunica come saldo disponibile il saldo contabile, il problema, pertanto rimane;
c)    la banca, a lungo andare, giunge alla conclusione che il cliente non è in grado di tenere sotto controllo e gestire il proprio denaro e quindi è un cliente “rischioso”, pertanto, riconoscerà al cliente un rating, ossia una valutazione della sua affidabilità e quindi della sua capacità di far fronte ad eventuali debiti (merito creditizio), basso che porterà un aumento degli oneri finanziari cioè degli interessi e dei costi dei conti correnti (costi per operazione, costi per mantenimento c/c, ecc…), ed ad una riduzione dei tassi di interesse attivi e delle possibilità di concessione di fidi;

2.    oppure ci si rende autonomi dalla banca:

•    attivando un servizio di home banking/remote banking, che distingua i saldi disponibili o per valuta dai saldi contabili;
•    rilevando i saldi per valuta (non contabili!) per banca e tipo di conto corrente e,tramite la contabilità, gli incassi (nel caso di un negozio si può calcolare una media giornaliera approssimativa, per, poi, andarla a cambiare giornalmente con gli importi effettivamente versati in banca) e i pagamenti (fatture fornitori, stipendi, F24 contributi, F24 IVA, imposte e tasse, bollette, ecc…) che si prevedono di avere in un orizzonte temporale dai 5 ai 10 giorni, in questo modo si otterrà una previsione giornaliera chiara dell’ammontare di denaro disponibile per ogni conto corrente che consentirà di spostare il denaro da un conto eccedente ad un altro maggiormente remunerativo o ad altri dove si effettuano i pagamenti oppure dove sono addebitate le ricevute bancarie. Tale soluzione comporterà la necessità di avere chiare le condizioni bancarie applicate ai vari conti correnti tramite uno schema riepilogativo disponendo così sempre di una fotografia di semplice ed immediata consultazione e che consenta di confrontare le varie banche tra loro per arrivare con alcune ad una eventuale ricontrattazione. Fondamentale è l’applicazione di una procedura univoca nella gestione sia degli incassi, in modo che le previsioni siano rispettate e si eviti di così di accorgersi di essere in insufficienza di liquidità nel momento in cui si debba effettuare un pagamento, che dei pagamenti per poter aver il tempo di raccogliere la liquidità necessaria.

Quest’ultima soluzione porta a:

• ad anticipare le eventuali necessità di denaro (fabbisogni finanziari) che si sviluppano nel caso in cui gli incassi risultino insufficienti;
• ad individuare le eventuali eccedenze su di un conto corrente evitando così di andare ad utilizzare inutilmente i fidi bancari;
• un migliore rating e minore rischio percepito dalle banche che equivale ad ottenere oneri finanziari e tassi di interesse attivi migliori;
• una regolarità nell’utilizzo dei conti conti correnti (andamentale);
• una maggiore forza contrattuale nei confronti delle banche;
• una riduzione delle frodi interne, quindi una minore distrazione dei fondi aziendali.

E’ possibile individuare al centesimo la disponibilità dei vari conti correnti, ma le soluzioni variano da caso a caso e da situazione a situazione, non esiste una soluzione univoca al problema.


Importante è farsi aiutare da consulenti specializzati al fine di comprendere al meglio la propria situazione attraverso il monitoraggio degli estratti conto bancari e di trovare le soluzioni gestionali per rafforzare la propria situazione finanziaria.

Come sopravvivere alle banche: piccoli trucchi per non farsi "rapinare"

Piccoli trucchi per evitare "farsi rapinare" dalle banche.

La vita di tutti i giorni o per meglio dire la mancanza di tempo che caratterizza la nostra vita ci richiede di usufruire di tutta una serie di servizi erogati dalle banche come ad esempio l’addebito in conto corrente delle bollette, i pagamenti tramite bancomat o carta di credito, l’accredito dello stipendio direttamente sul conto corrente bancario e chi più ne ha più ne metta.


L’ente “banca” è entrato silenziosamente e in maniera preponderante nella nostra vita tanto che ora non ne possiamo più fare a meno.


Ma conosciamo, in realtà, il nostro partner della vita di tutti i giorni? E’ un partner o un fornitore oppure un’entità da subire passivamente?


A queste ed ad altre domande cercheremo di dare una risposta in modo da capire come sopravvivere nei meandri del mondo bancario senza perdersi e senza perderci.
Fondamentale è comprendere chi abbiamo di fronte, chi è il nostro interlocutore, quindi dobbiamo rispondere alla seguente domanda: che cos’è una banca?


La definizione tecnica che tanto piace agli economisti è la seguente: la banca è un'azienda che raccoglie, tramite i conti correnti, il denaro presso risparmiatori e società e lo impiega concedendo fidi e finanziamenti e che svolge tutta una serie di servizi tra cui l’incasso ed il pagamento per conto del proprio cliente.


Di questa definizione ciò che colpisce è la parola azienda.
Secondo il Codice Civile, art. 2247, con il contratto di società due o più persone conferiscono beni e servizi per l’esercizio comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili (scopo di lucro).


Quindi le banche hanno come scopo primario, tramite lo svolgimento della propria attività, produrre utili, utili che saranno divisi tra i soci/azionisti e utili che verranno reinvestiti nella struttura bancaria stessa.


Per produrre utili dovranno dimezzare i costi e aumentare i ricavi, cioè dovranno offrire alla clientela gli stessi servizi a costi bassi ma a prezzi, le cosiddette condizioni bancarie, alti, spesso e volentieri troppo alti.


Nella maggior parte dei casi quanto stabilito dalla banca viene accettato passivamente , a volte qualcuno tenta di protestare ma cede alle spiegazioni a prima vista plausibili del bancario, anzi in alcuni casi ci si ritrova, persino, a dover giustificare con il proprio Istituto le proprie movimentazioni di denaro. Si ha così la sensazione di non essere padroni del proprio conto corrente e di quanto è depositato dentro.


Ma è proprio vero che le banche hanno il coltello dalla parte del manico?
Non sempre, soprattutto quando il cliente ha ogni giorno il proprio conto corrente in positivo (conto corrente attivo) ossia ha depositate somme e non necessita di fidi..
E’ questo cliente che, consapevole della sua forza, potrà ottenere l’applicazione di tassi e condizioni migliori.


Sono questi clienti il cardine dell’attività bancaria, infatti, come detto precedentemente, la banca ha il compito di raccogliere i soldi tra i risparmiatori e di darli in prestito ad altri clienti “bisognosi” a tassi e condizioni che le consentano un guadagno.
Di conseguenza tale categoria di clienti fa da banca alla banca stessa, prestandole denaro, e, come fa la banca, ha diritto ad essere equamente remunerata.


La banca remunera i conti correnti attivi tramite i tassi attivi; più alti sono, più alti saranno i ricavi che le somme depositate generano al cliente.
Attualmente i tassi attivi, solitamente, non arrivano all’1%, quindi questi clienti non sono equamente remunerati.


Naturalmente gli Istituti Bancari ridono di gusto di fronte a questi clienti che “pretendono” tassi attivi più alti, ma questi ultimi non devono demordere, tanti sono i trucchi per riportare le banche a Canossa fino ad arrivare all’estremo: minacciare di chiudere il conto corrente e di portare il proprio denaro presso un’altra banca che si è dimostrata meno rigida…


Si può interpretare il pensiero di molti dicendo che se si minaccia bisogna agire altrimenti si perde di credibilità, trovare un’altra banca significa investire tempo ed energia, che spesso e volentieri non si hanno e , ipotizzando che si trovi, bisognerà riaddebitare le bollette, informare i fornitori pagati con ricevuta bancaria e/o rid delle nuove coordinate di conto ecc…
E’ vero tutte seccature, ma, di solito in questo tempo di crisi, le banche hanno paura di perdere clienti, soprattutto danarosi, e di solito un accordo si trova sempre, difficilmente si arriva a cambiare banca e se dovesse succedere, niente paura, penserà a tutto la nuova banca, al cliente non resta che firmare i documenti di apertura del conto corrente.


Si può ottenere, così, un miglior interesse attivo fruttato dai propri soldi (sicuramente superiore agli € 10,00 che spesso e volentieri si vedono accreditati in conto corrente alla fine di ogni trimestre e che, poi contemporaneamente, vengono “mangiati” dalle spese addebitate per la tenuta del conto, per ogni riga di estratto conto generata, per l’assicurazione mai richiesta ecc…).


Oltre a richiedere un aumento del tasso attivo, è necessario controllare le valute, che le banche applicano agli incassi e ai pagamenti.


Che cos’è la valuta o data valuta?


La Valuta o Data Valuta è il giorno dal quale è possibile utilizzare il denaro depositato in conto corrente per pagamenti e prelievi e coincide con quello dal quale il denaro inizia a produrre interessi. Ciò significa che prima si hanno i soldi disponibili in conto, prima saranno spendibili e prima renderanno interessi attivi e quindi il guadagno sarà superiore.


Attualmente, secondo la Direttiva sui Servizi di Pagamento, denominata sinteticamente PSD emanata dalla Commissione Europea e recepita dall’Italia a partire dal 01/03/10, tra gli altri obblighi, la banca deve accreditare il conto corrente del beneficiario di un bonifico o di un versamento in contanti con data valuta il giorno stesso in cui riceve i fondi. Quindi è necessario verificare che i giorni valuta applicati al versamento di contanti e all’accredito di bonifici siano pari a 0.


Discorso a parte deve essere fatto per gli assegni sia bancari che circolari la cui data valuta di accredito, e quindi la cui disponibilità, verrà portata avanti di almeno 4 giorni per dare la possibilità alla banca che ha ricevuto l’accredito dell’assegno di accertarsi che l’importo dello stesso sia stato addebitato sul conto corrente di chi l’ha emesso (la procedura è un po’ più complessa, qui è stata semplificata per una maggiore comprensione). Anche se la banca non riconosce giorni valuta nell’accredito di assegni, si consiglia di aspettare almeno 4 giorni prima di spenderli in modo da dare il tempo al proprio Istituto Bancario di verificare quanto sovra indicato e non andare così a spendere denaro che in realtà non è disponibile creando così il cosiddetto sconfinamento che produce, in addebito sul conto corrente a fine trimestre, interessi passivi e altre spese. Inoltre si consiglia, comunque, di contattare la propria banca al fine di accertarsi che i fondi siano effettivamente disponibile e che non ci siano stati problemi che abbiano allungato i tempi di attuazione della procedura.


Quindi per capire l’ammontare spendibile del proprio conto corrente, risparmiando così su inutili costi, è possibile contattare la propria banca e chiedere non, genericamente, a quanto ammonta il saldo, ma chiedere a quanto ammonta il saldo disponibile. Spesso e volentieri l’impiegato o fornisce in automatico il saldo definito contabile ossia la somma di tutte le operazioni eseguite fino a quel momento indipendentemente dalla data valuta, (potrebbero, pertanto, essere considerati disponibili importi che, in realtà, lo saranno nel futuro) oppure potrebbe dire che l’informazione non è disponibile in quanto il loro programma mostra solo il saldo contabile, a quel punto non bisogna lasciarsi scoraggiare ma pretendere che calcoli il saldo disponibile togliendo dal saldo contabile tutte quelle operazioni (incasso e pagamento) con data valuta futura e quegli incassi di cui non si è sicuri della disponibilità (assegni, cambiali, ricevute bancarie, rid, ecc…). Nel caso in cui sia stato richiesto un fido di cassa, detto anche scoperto di conto, è importante chiedere se l’importo comunicato comprende tale fido al fine di evitare di andare a utilizzare, quando non necessario il fido concesso dalla banca generando così interessi passivi inutili.


Altra piccola trappola che consente alle banche di guadagnare e che ben monitorata consente un risparmio immediato è rappresentata dalle commissioni su bonifici. Effettuare bonifici presso lo sportello ha costi molto alti (si arriva a pagare in alcune banche anche € 5,00), al fine di disincentivare l’afflusso di pubblico nelle filiali e potenziare l’utilizzo dell’home banking o remote banking che dir si voglia. Con questo strumento un bonifico può costare da € 0,50 a € 1,10; confrontando le due modalità di pagamento è lampante l’importante risparmio che si avrà su base annua. Anche in questa condizione c’è margine per una trattativa al ribasso in quanto si paga già un canone per il fatto di aver ottenuto lo strumento, canone che dovrebbe andare a coprire i costi di gestione da parte della banca (elettricità, manutenzione, personale addetto ecc…) e le operazioni vengono inserite direttamente dal cliente, consentendo alla banca di risparmiare sul personale, ed è una macchina che le andrà ad eseguire. Pertanto, indipendentemente da quello che dice la banca, spese elevate per i servizi offerti dall’home banking non sono assolutamente giustificate.


Altre condizioni sulle quali si può agire per ottenere un risparmio immediato sono quelle che si sostengono alla fine del trimestre come quelle calcolate sul numero di righe di cui è composto l’estratto conto, in questo caso se in un trimestre si eseguono numerose operazioni di incasso/versamento o pagamento conviene contrattare con la banca un importo forfetario, se, invece, la movimentazione è esigua è meglio pagare un certo importo ben definito per riga.


Le uniche spese che non possono essere oggetto di contrattazione sono i bolli e le ritenute sugli intessi attivi in quanto previste per legge.


Naturalmente le possibilità di risparmio sono infinite e legate all’attività del cliente e ai tipi di servizi offerti dalle banche usati, ognuno deve controllare la propria situazione e decidere dove agire.


A questo punto come si può considerare l’ente banca?
In generale, le banche sono formate da uomini, banche belle o brutte in assoluto non esistono, le fanno gli uomini. Può capitare, più spesso di quello che non si pensi, che, per una stessa banca, una filiale sia gestita da un direttore e da impiegati estremamente collaborativi e il cui obiettivo sia la soddisfazione del cliente in quanto il loro motto è “un cliente soddisfatto è un cliente che rimane e porterà altri clienti” e un’altra abbia un direttore stanco che tratta male clienti e dipendenti.


Indipendentemente da tutto la banca deve essere considerata un partner che aiuti i propri clienti a raggiungere i propri obiettivi e non un pirata che li voglia depredare. Naturalmente, come tutti i partner, cercherà di effettuare i propri interessi e dovrà, pertanto, essere tenuto sotto stretto controllo; nel momento in cui si ritiene che da collaboratore si sia trasformato in pirata è meglio e consigliabile “divorziare” senza tragedie.

Le nuove regole contro i ritardi nei pagamenti

A partire dal 01 gennaio 2013 imprese, professionisti e Pubblica Amministrazione avranno 30 giorni di tempo per pagare i propri fornitori.
E’ quanto stabilisce il decreto legislativo n. 192 del 2012, che attua la direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 (2011/7/UE).
Tale decreto è un ulteriore passo in avanti alla lotta contro i ritardi nei pagamenti delle transazioni commerciali e delle prestazioni professionali.
Le nuove regole riguardano tutte le transazioni commerciali e prestazioni professionali che si concluderanno dal 01 gennaio 2013 in avanti, ma non i contratti stipulati con i consumatori, intesi come privati cittadini, “i debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore, comprese le procedure finalizzate alla ristrutturazione del debito” e “i pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno, compresi i pagamenti effettuati a tale titolo da un assicuratore.”; per il settore agro alimentare le novità si applicano sui contratti conclusi a partire dal 24/10/2012.
Ma andiamo ad analizzare in maniera approfondita il decreto.

Derogano dal termine sovra indicato (figuriamoci se non ci sarebbero state delle deroghe):

-   Le Asl, gli ospedali, le imprese pubbliche e tutte quelle Pubbliche Amministrazioni “quando ciò sia giustificato dalla natura o dall'oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione”. Esse possono portare il termine a 60 giorni, comunque il nuovo limite dovrà essere espressamente pattuito;
-    Le transazioni tra aziende, professionisti, professionisti ed imprese che possono prevedere un termine superiore ai 60 giorni purché esso sia stabilito tramite accordi scritti e non iniqui per il creditore.

Ma da che termine decorrono i 30 o 60 giorni?

-    Dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento dal contenuto equivalente;
-    quando non è certa la data di ricezione o di richiesta, dalla data di ricevimento delle merci o di prestazione dei servizi;
-    mentre nel caso in cui il ricevimento della fattura o la richiesta di pagamento avvengano prima del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi, dalla data di ricevimento delle merci o dell’erogazione dei servizi;
-    infine, se per contratto è previsto il controllo della conformità della merce o dei servizi, ad esempio il collaudo e il debitore riceve la fattura o equivalente richiesta di pagamento anteriormente a tale data, allora il termine decorre dalla data di accettazione o verifica.

Dal giorno successivo la scadenza del termine di pagamento scattano automaticamente, si avete capito bene, automaticamente, gli interessi di mora, senza che sia necessaria la cosiddetta “costituzione in mora” cioè la richiesta scritta inviata al debitore di adempiere al pagamento.

Gli interessi dovranno essere calcolati sommando al tasso fissato dalla BCE, che attualmente, fino al 30/06/13, risulta pari allo 0,75%, una maggiorazione di 8 punti percentuali, nel caso di prodotti alimentari deteriorabili scatta a dieci.
Inoltre il creditore ha diritto sia al rimborso dei costi sostenuti per il recupero del credito sia ad un importo forfetario di € 40,00 (quaranta/00) a titolo di risarcimento danno oppure un importo maggiore nel caso in cui il creditore riesca a provare di aver subito un danno finanziariamente superiore che può comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito.
Inoltre l’art. 7 del decreto sottolinea che sono nulle tutte le clausole che risultano inique per il creditore relativamente ai termini di pagamento, che prevedono l’esclusione degli interessi di mora e dei costi di recupero del credito e nel caso della pubblica amministrazione che hanno per oggetto la predeterminazione o la modifica della data di ricevimento della fattura.

A questo punto che si fa?               

Dal momento che il legislatore prevede l’automatico maturare degli interessi di mora e la nullità di qualsiasi clausola contrattuale che ne escluda l’applicazione si evince che è fatto obbligo per il creditore fatturare gli interessi stessi e pretenderne il pagamento, soprattutto perché secondo il fisco (art. 109.7) gli interessi di mora concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui sono percepiti o corrisposti, quindi la mancata fatturazione significa sottrazione di reddito e si potrebbe concorrere in sanzioni in caso di controlli.
Bisogna calcolare ,,e di conseguenza fatturare gli interessi, non solo perché una legge lo impone o si ha paura di sanzioni, ma perché nel momento in cui un nostro cliente ritarda nel pagare una nostra fattura per tutto il lasso di tempo rappresentato dal ritardo noi assumiamo inconsapevolmente il ruolo di banca  ossia gli prestiamo l’importo fatturato per X giorni sottraendolo ad altri investimenti più redditizi oppure ad altri nostri fornitori che a loro volta potrebbero applicarci gli interessi di mora.
Ecco perché è necessario mettere da parte ogni remora e paura di perdere il cliente e applicare questi interessi; ne va della sopravvivenza dell’azienda stessa o dello studio stesso e quindi di posti di lavoro.
Tanto se voi fate offrite un ottimo prodotto e/o un ottimo servizio il cliente è sempre disposto a ritornare.
Il cliente è come un bambino va educato e se vi dimostrerete seri, rigorosi nel portare avanti il Vostro business esso vi rispetterà e ritornerà.
Pertanto sta diventando sempre più urgente che le imprese e i liberi professionisti rivedano le proprie procedure:

-    di emissione e spedizione di fatture in modo da determinare in maniera inoppugnabile i termini da cui iniziare a calcolare gli interessi di mora;
-    di recupero dei crediti per poter monitorare con attenzione il proprio portafoglio clienti e affrontare tempestivamente ed efficacemente le situazioni di insolvenza.

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