Temporary Manager · Export Manager · Controllo di gestione

Siamo pronti per la SEPA? Imprese e banche verso il 1°FEBBRAIO 2014

Cittadini di un’Europa unita non solo di nome ma anche di fatto.

E’ in quest’ottica che i Paesi Europei hanno sviluppato la SEPA (Single euro payments area o Area comune dei pagamenti in euro) ossia il progetto di creare un’unica area di incassi e pagamenti in euro senza distinzione tra pagamenti nazionali ed esteri, consentendo così a consumatori, aziende e pubblica amministrazione di aprire un conto corrente in qualunque Stato e ricevere e disporre incassi e pagamenti in qualsivoglia Paese dell’Unione allo stesso costo o a costi più concorrenziali del servizio di pagamento o di incasso oggi definito “domestico”.

Un esempio?

Possiamo aprire un conto corrente in Francia per pagare l’albergo per le nostre vacanze nel Principato di Monaco, le nostre bollette in Italia e incassare dal nostro cliente belga e/o lettone!!!

Il tutto grazie all’adozione di regole e meccanismi di funzionamento standard per tutti i Paesi aderenti.

Quindi nascerà quello che il sistema bancario europeo o Eurosystem ama definire un unico sistema di incasso e pagamento domestico europeo.

Insomma un’Europa senza più confini nemmeno finanziari!!!

 

Di SEPA ne abbiamo già sentito parlare nel lontano 2008 quando le banche sostituirono le classiche coordinate bancarie (Abi, Cab e numero di conto corrente) con l’attuale Codice IBAN (International Bank Account Number) e quando, nei nostri home e remot banking, iniziarono ad affiancarsi ai soliti servizi altri con la dicitura SEPA.

Vediamo alcuni numeri:

Quest’operazione coinvolge 32 Paesi in tutto tra UE ed extra UE:

 

  • 17 che impiegano l’Euro come moneta (Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi, Germania, Belgio, Lussemburgo, Francia, Austria, Italia, Slovenia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, Estonia e Slovacchia),
  • 10 che non hanno adottato l’Euro ma effettuano pagamenti in questa moneta (Regno Unito, Svezia, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Romania),
  • 5 Paesi esterni all’UE che utilizzano una valuta diversa dall’Euro ma svolgono pagamenti in Euro (Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Svizzera, Principato di Monaco).

 

“Grandi” assenti?

La Repubblica di San Marino e, probabilmente, l’Andorra.

Bene, SEPA diventerà realtà definitiva a partire dal 01/02/2014, la cosiddetta Data di Migrazione obbligatoria o End Date.

Come cambieranno le regole?

Dal 01 Febbraio 2014 i servizi di pagamento nazionali ossia i servizi di addebito RID e di bonifico domestico, saranno sostituiti da strumenti di pagamento europei denominati:

 

  • SEPA Direct Debit (SDD) o Addebito SEPA;
  • SEPA Credit Transfer (SCT) o Bonifico SEPA,

 

Rimarranno esclusi dalla migrazione al nuovo sistema, ma il servizio sarà comunque assicurato, i bollettini bancari e di conto corrente postale, i MAV, i RAV e le RI.BA. in quanto non trovano una diretta corrispondenza con i succitati servizi.

Relativamente alle funzioni svolte, i nuovi strumenti SEPA non differiscono di molto dai servizi di incasso e di pagamento attuali, le differenze si notano nelle caratteristiche degli stessi che vanno ad impattare sui processi operativi ed amministrativi e sui sistemi informativi aziendali. Ma vediamole nel dettaglio:

 

Formato dei tracciati.

Cambia il formato dei tracciati previsti nella comunicazione tra banca ed impresa: il nuovo tracciato è basato sullo standard internazionale ISO 20022 XML.

 

SEPA Direct Debit (SDD) o Addebito SEPA.

Si tratta di uno strumento di pagamento che consente ad un soggetto (creditore) di incassare i propri crediti tramite un accordo precedente (mandato) sottoscritto dal proprio debitore che consente di addebitare in modo automatico il conto corrente del debitore.Può essere impiegato per effettuare pagamenti di natura ricorrente, come ad esempio le utenze, ma anche per effettuare un singolo pagamento, ad esempio per l’acquisto di un televisore. A differenza del servizio RID, il mandato dovrà essere gestito esclusivamente dall’azienda creditrice che sarà responsabile della raccolta, dematerializzazione, conservazione, esibizione, in caso di contestazione, dei mandati, oltre alla gestione di variazioni e/o cancellazioni del mandato richieste dal cliente. Per quanto concerne le attuali deleghe RID, esse sono considerate valide ma le aziende dovranno adottare tutta una serie di procedure e di codici affinché esse siano riconosciute come addebiti SEPA.

 

SEPA Credit Transfer (SCT) o Bonifico SEPA.

Con esso i titolari di conti correnti aperti presso banche situate nei Paesi aderenti possono effettuare i pagamenti in Euro. Tale servizio ha caratteristiche similari all’attuale prodotto nazionale. Novità degna di nota è che il beneficiario riceverà l’importo totale del pagamento, senza detrazione di alcuna spesa.

 

In conclusione SEPA porterà vantaggi o solo disagi e costi?

Le aziende dovranno individuare, valutare e gestire gli impatti che l’adozione dei nuovi strumenti avranno sul business, sui sistemi informativi, e all’interno della propria organizzazione (processi e strutture), in particolare a livello commerciale, di fatturazione, contabile e di gestione della Tesoreria.

Ma non si può negare che i vantaggi saranno diversi:

 

  • Opportunità di miglioramento del proprio Cash Management;
  • Possibilità di affiancare le procedure utilizzate per incassi e pagamenti con più avanzate procedure aziendali diventando così più competitivi ed efficienti;
  • Accesso facilitato ai mercati esteri;
  • Possibilità di usufruire dei servizi bancari a prezzi più competitivi.

 

Concludendo SEPA è si un obbligo ma potrebbe rappresentare l’opportunità di raggiungere livelli ancora più elevati di razionalizzazione dei processi interni e di essere ancora più efficienti e razionali nel futuro ormai prossimo.

Quindi sarebbe bene organizzarsi per non arrivare impreparati a questa importante scadenza.

 

Che cosa significa per te SEPA? Vantaggio o Costo? Inviami la tua opinione.

Intanto rimango a tua disposizione per chiarimenti sull’argomento e/o per confrontarci sul tuo progetto di adeguamento alla SEPA o sul progetto che desidereresti realizzare in merito oppure sugli argomenti che vorresti affrontare insieme all’indirizzo info@beatricezannarini.it e tramite il mio sito www.beatricezannarini.it.

L’ABI e le Aziende “stressate” finanziariamente

In questa congiuntura economico-finanziaria possiamo individuare due tipi di aziende in crisi:

 

  1. aziende che hanno raggiunto il punto di non ritorno e quindi non più recuperabili;
  2. aziende sane ma sottoposte ad uno stress finanziario tale che potrebbero arrivare, prima o poi, alla chiusura.

 

Per quest’ultima tipologia è arrivata in soccorso l’Abi con un progetto per la costituzione di un Fondo di Valorizzazione Imprese (FVI) a cui ha dato il via libera in giugno di quest’anno il comitato esecutivo.

L’obiettivo del Fondo è quello di offrire alle imprese nuove risorse finanziarie e umane che portino alla riduzione dei livelli di indebitamento, al rafforzamento patrimoniale, al raggiungimento di obiettivi di rilancio delle aziende stesse.

 

Il Fondo sarà gestito da una Sgr e si occuperà dell’acquisizione di:

                                            

  • crediti da banche;
  • risorse finanziarie da investitori,

 

attuando così un processo di rafforzamento delle imprese che giungerà al termine con la dismissione della partecipazione.

Quali saranno, quindi, i benefici di cui godranno queste aziende?

 

  • Ricapitalizzazione;
  • Aumento delle possibilità di accesso al credito in seguito alla riduzione dell’indebitamento e al rafforzamento patrimoniale;
  • Nuovo know how apportato dai gestori del fondo.

 

E le banche?

 

  • Riduzione del rischio;
  • Diminuzione dei costi;
  • Miglioramento della propria posizione patrimoniale.

 

Insomma si tratta di un progetto fortemente innovativo con cui l’ABI ha voluto supportare il rilancio sul mercato di imprese “finanziariamente stressate”.

Con la sua attuazione le aziende italiane dovrebbero migliorare la propria solidità e garantire così stabilità occupazionale e, perchè no, attrarre nuovi investimenti.

Sei pronto ad aprire la tua Start Up? 5 consigli pratici per l’aspirante Startupper

Un giorno una persona mi ha chiesto “Quali consigli daresti ad un giovane che intenda creare un’azienda?”.

Ok, bella domanda, cosa si può consigliare ad un ragazzo o ad una ragazza con in testa tanti sogni che vorrebbe realizzare con successo?

La risposta sembra semplice ma non lo è, quindi ci ho pensato un po’ su ed il risultato è stata una mini guida che elenca 5 consigli pratici per un futuro start upper:

 

1)     Prendi carta e penna e descrivi il tuo sogno.

 

Devi essere consapevole che le start up hanno un tasso di mortalità molto alto, ne sopravvive solo 1 su 12.

Quindi diventa importante rispondere alla seguente domanda:

 

“Che cosa rende differente, innovativa e, di conseguenza, di successo la tua idea rispetto a quelle di altri?”

 

Il fatto di descrivere la propria idea, definendo così gli obiettivi che si vogliono raggiungere, ti porta ad una prima consapevolezza sulla sua fattibilità o meno.

Nel caso in cui ritieni che la tua idea possa essere vincente puoi passare al secondo step:

 

2)     Pensa alla dimensione e all’organizzazione che vuoi dare alla tua azienda.

 

Davide sconfisse Golia grazie alla sua agilità dovuta alla sua piccola statura e alla mancanza di un’armatura. La tua impresa deve essere come Davide ossia:

 

  • di piccole dimensioni;
  • con un team composto da poche persone flessibili e con conoscenze trasversali;
  • in cui la comunicazione avvenga in maniera informale;
  • priva di un organigramma complesso in cui ognuno dei componenti dovrà essere responsabilizzato;
  • dove le idee di tutti, compresa la base, saranno prese in debita considerazione;
  • in cui i processi, a tutti i livelli, sono lineari e diretti e quindi poco costosi.

 

3)     Studia il mercato in cui vuoi entrare.

 

Per avere una qualche speranza di successo devi conoscere il mercato in cui ti vuoi posizionare e chi sono i clienti che vuoi soddisfare. Quindi:

 

  • Studia le dinamiche del mercato prescelto;
  • Definisci il target di clienti all’interno del mercato stesso e studiane gli “usi e costumi”.

 

4)     Realizza il tuo Business Plan.

 

A questo punto bisogna tradurre in numeri il piano che hai precedentemente sviluppato, anche per questo motivo è importante aver messo per iscritto i punti già visti.

La domanda da porsi è:

 

“Quali saranno i costi e quali saranno i ricavi che avrò nel momento in cui deciderò di attuare il mio piano?” Quanto potrò finanziare da solo e/o con i miei soci e/o quanto dovrò chiedere a terzi?”

 

Con le relative risposte creerai così un prospetto che dovrà guardare in avanti di almeno 5 anni.

 

Se non sei in grado di autofinanziarti allora:

 

5)     Trova finanziatori terzi.

 

Ci sono alternative al posto delle solite banche, numerosi sono i fondi europei, regionali e comunali che investono nello start up.

Ad esempio la Regione Emilia Romagna ha creato il portale EmiliaRomagnaStartup che offre differenti soluzione per finanziare la propria attività in collaborazione con altri organismi come l’ ASTER S. Cons. p. A.–CNR Area della Ricerca di Bologna.

Mentre in Veneto l’accesso agli strumenti finanziari è facilitato da Veneto Sviluppo.

A Bologna, invece, è intervenuto il Comune con un progetto che prevede la creazione di un “Fondo civico per il lavoro” in cui si vuol far convergere venture capital e private equity disposti ad investire in giovani imprese innovative.

E’ dei giorni scorsi la notizia dell’accesso facilitato al Fondo di garanzia per start up innovative ed incubatori certificati; il fondo potrà concedere in garanzia diretta sui finanziamenti alle banche fino all’80% del capitale, interessi contrattuali e di mora e sempre l’80% in controgaranzia se l’importo è garantito da Confidi o da altro fondo di garanzia.

E’ previsto entro la fine di giugno il regolamento Consob che si esprimerà sul crowdfounding ossia la raccolta di capitale di rischio tramite piattaforme web.

Il mio consiglio è quello di visitare il sito della tua regione, vedrai che sicuramente esiste qualche bando che fa al caso tuo.

 

A questo punto non hai più scuse: mettiti al lavoro, prendi la tua relazione corredata dal Business Plan e presentala ai tuoi futuri finanziatori e

 

in bocca al lupo!!!

 

E voi cosa ne pensate? Quali sono i vostri suggerimenti? Condividete le vostre esperienze.

 

Pupi e Risparmio

Prima della crisi che ha colpito i mercati finanziari negli ultimi anni la parola d’ordine delle banche era “Impiego”, infatti gli istituti di credito offrivano ogni tre per due fidi, mutui, finanziamenti, in seguito un’altra parola d’ordine ha imperato ed impera tuttora è “Raccolta”.

 

Quindi, dopo aver coperto tutte le possibili fasce di clienti produttori di reddito (hanno raggiunto persino i pensionati), i guru del marketing hanno consigliato di spostare l’attenzione sui giovani, offrendo prodotti che li fidelizzino fin dalla culla.

 

Allora accanto ai classici libretti di risparmio e ai Buoni Fruttiferi Postali, che presentano rendimenti limitati ma bassi costi, trovano posto prodotti sempre più sofisticati che consentono di gestire, tramite un home banking creato appositamente per loro, le loro piccole spese quotidiane come ad esempio la ricarica del cellulare e la propria paghetta settimanale, piani di accumulo capitale, i cosiddetti Pac, di solito previsti per genitori e nonni al fine di creare un gruzzoletto per i pupi di famiglia, e prodotti assicurativi, come polizze per gli studi.

 

Tali strumenti sono diversificati per fascia d’età e servizi offerti che vanno da carte di debito e credito a fidi per l’acquisto di testi scolastici o di computers, passando per tablet e cellulari di ultima generazione.

 

Inoltre per rendere più appetibili questi pacchetti, vengono offerti dei regali (libri, abbonamenti a riviste, sconti e promozioni e, per quei conti che prevedono l’home banking, connessione ad Internet senza contributo di attivazione e qualche ora di navigazione al giorno gratis, persino smartphone).

 

Quindi a seconda delle esigenze di genitori e figli, dal creare un piccolo capitale per il loro futuro al depositare i regali in denaro ricevuti dai vari parenti per Natale e per il compleanno, gli strumenti offerti sono vari e numerosi, l’importante è scegliere, non tanto sulla base dei vantaggi e dei gadget offerti, ma sui costi annui che questo prevede.

 

Sarebbe meglio optare per prodotti aventi costi praticamente nulli, o comunque molto bassi, al fine di non incidere sul bilancio familiare e non ritrovarsi a pagare cifre che superano l’utilità del prodotto.

 

Ma alla fine conquistando i figli gli Istituiti di Credito sperano di conquistare i genitori, i nonni, gli zii e tutto il parentado portandoli via ad altre banche perché alla fine si riduce tutto ad un’unica obiettivo: alla massimizzazione della vendita dei propri servizi.

 

Fortunatamente non tutto è negativo, infatti, attraverso queste offerte si educano i più piccoli al risparmio e questo deve essere l’obiettivo.

La Commissione di Massimo Scoperto

La istoria è la maestra delle azioni nostre.

Nicolò Macchiavelli

 

Se è vero che la storia si ripete, allora è giusto fare un tuffo nel passato e riscoprire una commissione bancaria molto amata dagli Istituti di Credito per essere poi in grado di valutare se possiamo chiedere spiegazioni alla nostra banca di fiducia relativamente alla correttezza della sua applicazione.

 

Una volta nei nostri estratti conto impazzava la Commissione di Massimo Scoperto (CMS), oggi abolita e sostituita con altre commissioni, ma di cui ogni tanto si legge e/o si sente ancora parlare.

 

Ma che tipo di commissione era?

 

La sentenza n. 870 del 18/01/2006 della Cassazione la definiva come la “remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma”.

Ciò significa che la banca, nel momento in cui metteva a disposizione una determinata somma di denaro a favore di un cliente, accantonava quella somma indipendentemente dal fatto che il cliente la utilizzasse o meno.

Quindi la banca aveva diritto ad una provvigione la CMS appunto, che avrebbe dovuto essere calcolata nei seguenti modi:

 

  1. sull’intera somma messa a disposizione della banca ad esempio € 5.000,00;
  2. nel caso di parziale utilizzo (€ 3.000,00) sull’importo rimasto ancora a disposizione ossia € 2.000,00.

 

In realtà, indipendentemente da quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione, la CMS veniva calcolata, in termini percentuali, sull’importo massimo utilizzato in un determinato periodo, di solito il trimestre, per tutti i giorni del periodo di riferimento indipendentemente dalla sua effettiva durata.

Si può notare una contraddizione tra metodologia di calcolo e funzione della CMS prevista dalla Cassazione che, secondo la maggioritaria Giurisprudenza di merito, portava alla nullità del relativo addebito non trovando una giustificazione causale.

Secondo alcuni filobancari la CMS non era altro che il corrispettivo che spettava alla banca per l’assunzione del rischio di mancata restituzione in proporzione all’ammontare dell’utilizzo dei fondi (Teoria della remunerazione derivante dall’assunzione del rischio di mancata restituzione).

A questo punto però ai più è sorta la domanda: la banca in sede di apertura di credito non aveva già valutato la rischiosità dell’operazione ed un suo eventuale incremento nel corso degli anni?

Certamente che in tale sede si era valutata la patrimonialità statica e dinamica del cliente e su queste valutazioni veniva definito il tasso d’interesse; pertanto la CMS non era altro che un’inutile maggiorazione dell’interesse stesso.

Inoltre se il valore della CMS fosse stato stabilito sulla base del rischio di mancata restituzione assunto dalla banca, non la si sarebbe dovuta calcolare considerando l’intero periodo e l’esposizione massima raggiunta, bensì su ogni variazione, in più od in meno, dell’esposizione e per la durata della medesima.

Infine il rischio per la banca aumenta all’aumentare delle somme utilizzate dal cliente, quindi la CMS aumentare in proporzione e non rimanere un’aliquota fissa.

In conclusione tale giustificazione all’esistenza della CMS risulta del tutto infondata.

Altri sostengono, invece, la Teoria dell’accessorio dell’interesse legato all’utilizzazione.

Ma anche questa tesi era confutabile: l’interesse calcolato per l’utilizzo dell’altrui denaro riguardava il capitale che la banca aveva prestato, giorno per giorno, al cliente.

 

Condizione necessaria affinché la CMS potesse essere considerata valida era la sua indicazione in una clausola del contratto in cui dovevano essere specificate le modalità di calcolo.

In realtà i contatti standard non prevedevano tale esplicitazione.

Inoltre la CMS poteva essere applicata solo nel caso di conto corrente aperto e correlato di un rapporto di fido.

Nel momento in cui esso fosse chiuso la CMS doveva venire meno in quanto veniva meno l’obbligo della banca di tenere accantonato il denaro che costituiva il fido del cliente.

In questo frangente l’applicazione di tale commissione era nulla.

Era nulla anche nel caso in cui il cliente avesse utilizzato per intero il fido concessogli, ossia avesse speso tutti gli € 5.000,00 dell’esempio precedentemente indicato, oppure l’avesse superato, ad esempio avesse speso € 2.000,00 oltre il fido, generando così uno scoperto di conto.

Però prassi bancaria voleva che in quest’ultimo caso la commissione fosse ulteriormente maggiorata, andando ad aumentare i costi in maniera abnorme.

In generale la CMS non era una commissione dovuta in automatico ma doveva essere definita a priori e specificata nel contratto.

La sua applicazione non poteva essere giustificata dagli usi.

La nullità della CMS trimestrale era una nullità rilevabile d’Ufficio ai sensi dell’art. 1421 c.c..

Concludendo possiamo affermare che l’art. 117 quater del TUB parla di trasparenza quindi tutte le voci devono essere chiaramente specificate: la CMS non era un interesse, non era una commissione, sarebbe dovuta essere una provvigione.

Ma per come era stata trasformata la CMS non era più una provvigione dovuta per accantonamento da parte della banca di una somma di denaro destinata a fido e la sua struttura di calcolo non riusciva a giustificare la sua esistenza.

A questo punto si può affermare che la CMS doveva essere considerata nulla perché priva di una causa giustificatrice.

Infatti così è stato, anche se poi sostituita da altre commissioni.

 

Consigli:

 

  1. non è troppo tardi per richiedere la restituzione delle commissioni di massimo scoperto addebitate alla propria banca (gli importi piccoli se sommati portano ad un importo grande).
  2. fatevi aiutare da un professionista.

Voci dall’estratto conto bancario: Commissione di Istruttoria Veloce (CIV)

Come si è detto nel post precedente la Commissione di Istruttoria Veloce (CIV) è un costo bancario avente le seguenti caratteristiche:

 

  • da pagare nel caso di sconfinamento della somma messa a disposizione dalla banca o del c/c in assenza di autorizzazione della banca ossia conto corrente in rosso senza avere il fido;
  • espresso in termini assoluti e non percentuali;
  • indicata in apposita clausola contrattuale in misura fissa, per soggettivi diversi dai privati gli istituti bancari possono prevedere CIV diverse a seconda dell’importo dello sconfinamento, comunque di importo non superiore ai costi effettivamente sostenuti per l’istruttoria, che per la maggior parte delle banche si aggira intorno agli € 30,00/40,00.

 

Viene definita una commissione omnicomprensiva, il che significa che deve essere l’unica voce di costo indicata nello scalare dell’estratto conto, a parte, naturalmente gli interessi passivi.

Quindi l’unica voce di remunerazione per la banca in caso di sconfino.

Sono nulle tutte quelle clausole che stabiliscono oneri diversi.

 

Non a tutti, però, viene applicata.

Sono esonerati dal pagamento di questa commissione le famiglie e i privati che sconfinano per un importo pari od inferiori agli € 500,00 (cinquecento/00) per non più di 7 giorni consecutivi e al massimo una sola volta per ogni trimestre.

Ciò significa che al di sotto di tali parametri il privato non paga nulla.

 

Il problema si presenta per imprese, liberi professionisti, commercianti e per tutti coloro che movimentano molto il proprio conto corrente soprattutto con il versamento di assegni bancari/circolari in quanto lo sconfinamento viene accertato non sulla base del saldo contabile e nemmeno di quello liquido o saldo per valuta ma di quello disponibile di fine giornata.

Che cos’è il saldo disponibile?

Il saldo disponibile è la somma algebrica dei movimenti ordinati in base alla data di disponibilità che non sempre è immediata, in altre parole è il denaro che, secondo la banca, può essere effettivamente impiegato dal cliente per pagamenti e /o prelevamenti ad una certa data e può essere diverso dal saldo contabile e dal saldo liquido.

Quindi se il cliente utilizza il denaro prima che sia reso disponibile si vedrà addebitata la CIV.

A questo punto si può dire che, a seconda di come viene movimentato il c/c ed in funzione dei giorni valuta definiti tra banca e cliente, forse l’impiego del saldo disponibile non è poi così favorevole al cliente rispetto al saldo liquido come sembrerebbe ad un primo acchito.

Nel caso in cui lo sconfinamento:

 

  • riguardi il saldo liquido,
  • sia dovuto all’addebito di importi a favore della banca ad esempio delle competenze di fine trimestre

 

alcuna Commissione di Istruttoria Veloce deve essere applicata.

Inoltre in caso di più di uno sconfino in una giornata la banca deve applicare una sola commissione.

 

A questo punto

 

Consigli per non trovarsi perennemente i conti in rosso:

 

  • controllare il proprio estratto conto per capire la tipologia di versamenti eseguiti, contattare la propria banca per definire la data di disponibilità di ognuno ed evitare di staccare assegni od effettuare bonifici prima di tale data;
  • contattare un esperto, che abbia alle spalle un team di avvocati, come la sottoscritta, far controllare gli estratti conto e gli scalari pregressi, le condizioni di spesa e di tasso attualmente applicate per verificare l’esistenza di usura e anatocismo bancario e ottenere il rimborso degli importi indebitamente addebitati e migliori condizioni contrattuali.

 

Prossimamente andremo ad illustrare le diverse tipologie di saldi: cosa sono e a cosa servono.

La Giungla delle Commissioni sugli affidamenti bancari

Iniziamo il nostro viaggio all’esplorazione del gergo bancario partendo dalle commissioni che ritroviamo nel nostro scalare e di cui, dalla denominazione, difficilmente capiamo che cosa sono e se sono applicate legittimamente.

 

Una volta c’era la Commissione di Massimo Scoperto definita dalla Suprema Corte di Cassazione come la “remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma”

Col passare del tempo la definizione di tale provvigione venne snaturata e le banche iniziarono a calcolarla, in termini percentuali, sull’importo massimo utilizzato in un determinato periodo, di solito il trimestre, per tutti i giorni del periodo di riferimento indipendentemente dalla sua effettiva durata; quindi sulla massima esposizione raggiunta. Non solo ma il calcolo non era univoco, variava da istituto ad istituto e le relative modalità non venivano mai indicate nel contratto.

 

Dopo una serie di polemiche e “scontri” sulla liceità o meno di tale commissione, arrivò la legge 2 del 28/01/2009 che stabilisce che la Commissione di Massimo Scoperto poteva essere applicata solo in caso di :

  • conto correnti in rosso per almeno 30 giorni consecutivi;
  • conto corrente con fido.

L’esplicazione di quest’ultimo punto si era resa necessaria in quanto alcuni Istituti erano soliti ad applicarla anche in assenza di fido.

 

Successivamente con il decreto n. 644 del 30/06/2012, emesso ai sensi del IV comma dell’art. 117 bis del TUB, il Ministro dell’Economia e delle Finanze,in qualità di Presidente del CICR (Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio), eliminò definitivamente la Commissione di Massimo Scoperto, introducendo:

 

  • la Commissione di Disponibilità Fondi o Fidi o Creditizia, che come dice il termine stesso è una provvigione, espressa in termini percentuali (tetto massimo lo 0,50% a trimestre), dovuta alla banca per la messa a disposizione del cliente di una somma di denaro come fido. E’ l’unico onere che può essere applicato in caso conto corrente regolarmente affidato, fatta eccezione per gli interessi passivi calcolati sull’utilizzato del fido; quindi non sono più dovute le commissioni per l’istruttoria, le spese per la liquidazione degli interessi e tutti gli altri oneri variamente denominati che le banche hanno solitamente addebitato sino ad oggi;
  • la Commissione di Istruttoria Veloce (CIV) da pagarsi nel caso di sconfinamento della somma affidata o del c/c in assenza di autorizzazione della banca. Si tratta di un valore in termini assoluti e non di una percentuale. Non la pagano, secondo la legge n. 62 del 18/05/2012, che ha convertito, con modifiche, il decreto legislativo n. 29 del 24/03/2012, le famiglie consumatrici nel caso di sconfinamenti pari od inferiori agli € 500,00 in assenza di affidamento od oltre il limite di fido per un solo periodo massimo di 7 giorni consecutivi per ogni trimestre bancario. Il CICR ha stabilito che tale commissione dovrà essere calcolata sul saldo disponibile di fine giornata e non sul saldo liquido o per valuta, nel caso in cui lo sconfinamento avvenga per saldo liquido la banca non potrà addebitare né la CIV né gli interessi passivi.

 

Naturalmente dovranno essere considerate nulli tutti gli oneri diversi e non conformi alle nuove disposizioni.

Nella prossima puntata tratteremo in maniera approfondita la Commissioni di Istruttoria Veloce (CIV).

Usura Bancaria: conoscerla per difendersi

Ultimamente se aziende, commercianti, liberi professionisti e perché no anche privati non falliscono a causa della crisi falliscono grazie alle banche.

 

Perché quest’affermazione?

 

Perché il Legislatore, in seguito all’entrata in vigore della legge n. 154 del 17/02/92 e del T.U. Bancario, ha dato la possibilità alle Banche di modificare unilateralmente, ogni trimestre, il tasso d’interesse e tutte le varie condizioni.

Però all’utente è data la possibilità di recedere dal contratto entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione della variazione delle condizioni.

Capiamo che si tratta di un metodo difensivo fittizio in quanto se i soggetti sovra indicati hanno necessità di utilizzare il fido concesso loro dalla banca e lo hanno effettivamente impiegato difficilmente sono in grado in 15 giorni di rientrare dello scoperto.

Pertanto dovranno subire le imposizioni delle banche, oppure pagare e chiudere il rapporto.

E’ in queste condizioni che si consuma il reato di Usura bancaria e riguarda le seguenti operazioni creditizie:

 

  • aperture di credito in conto corrente, detto anche apercredito (fido di cassa, anticipo fatture, presentazione rid/ri.ba. al salvo buon fine, ecc…);
  • prestiti personali;
  • accensione mutui;
  • crediti finalizzati all'acquisto rateale (credito al consumo);
  • credito revolving e con utilizzo di carte di credito;
  • operazioni di leasing;
  • prestiti contro cessione del quinto dello stipendio;
  • altri finanziamenti a breve e a medio/lungo termine.

 

L’unico criterio valido adottabile per determinare il reato d’usura è quello stabilito dall’art. 644, comma 3 del codice penale, confermato dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 20148 del 18/03/2003 e riformulato dalla legge n. 108 del 07/03/1996.

Con questa legge il legislatore ha stabilito che subisce usura non solo colui che in stato di bisogno sia stato vessato da un secondo soggetto che se ne sia approfittato ma ogni volta che venga superato il limite fissato dall’art. 2 della legge stessa, il cosiddetto Tasso di Soglia di Usura.

Per capire se si è soggetti ad usura bancaria è necessario calcolare il T.E.G. (Tasso Effettivo Globale) il cui metodo di rilevazione, definito dalla legge, prevede che siano considerate tutti i costi e le spese ad eccezione delle sole imposte e tasse collegate all'erogazione del credito.

Non è della stessa idea la Banca d’Italia, le cui istruzioni, non solo sono ambigue, ma escludono dal calcolo, oltre alle imposte e tasse,una serie di altre voci tra cui la commissione di massimo scoperto o commissione di disponibilità immediata fondi.

Queste istruzioni sono state dettate da esigenze statistiche di rilevazione dati ma, ovviamente, non possono modificare quanto dettato dalla legge.

Pertanto è evidente che la Banca d’Italia non ha né la veste né la funzione di interferire in tale ambito.

Il reato di usura provoca danni importanti in quanto vengono fagocitate risorse finanziarie necessarie agli investimenti e alle attività produttive.

Di conseguenza si riducono le possibilità di lavoro per le aziende, i liberi professionisti, i lavoratori dipendenti e a ruota i commercianti e a lungo andare questa situazione impatta anche sullo sviluppo del territorio portandolo ad una progressiva regressione.

In conclusione si può affermare che questa gravissima situazione colpisce TUTTI non solo le aziende quindi Vi invito a controllare attentamente i Vostri estratti conto bancari, ritornando indietro nel tempo, rivolgendoVi a persone competenti che adottino soluzione personalizzate e soprattutto che Vi diano uno strumento da poter utilizzare in futuro per proprio conto.

Non abbiate paura di tutelare i Vostri interessi!!!

Il Dopo Terremoto in Emilia Romagna: Contributi e Proroga dello Stato di Emergenza

In seguito ai sismi del 20 e del 29 maggio che hanno devastato l’Emilia Romagna, la Comunità Europea ha erogato fondi al fine di sostenere le imprese con sede legale e/o unità locale nei Comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Reggio Emilia, la cosiddetta area del cratere, per:

 

  • Nuove localizzazioni produttive, anche individuando aree temporanee;
  • Ampliamenti della capacità produttiva;
  • Riqualificazione degli spazi dedicati alla produzione e alla commercializzazione;
  • Innovazione e ammodernamento tecnologico dei prodotti o processi produttivi, compresi interventi per aumentare l’efficienza energetica e ambientale.

 

A tale fine la Regione Emilia Romagna ha previsto i seguenti bandi:

 

  • Bando per il sostegno agli investimenti produttivi nell’area del sisma che prevede un plafond di € 15 mio, destinato alle piccole medie imprese, al fine di incentivare l’innovazione tecnologica ed organizzativa. Gli investimenti che possono essere finanziati riguardano le spese per ampliamenti della capacità produttiva, rilocalizzazioni produttive e riqualificazione degli spazi produttivi e commerciali. Il contributo sarà pari al massimo al 45% della spesa ritenuta ammissibile, la quale dovrà essere non inferiore agli € 30.000,00, e, comunque non potrà superare l’importo di € 200.000,00 a progetto. Novità sono strate introdotte nel caso di leasingLe domande dovranno essere presentate, entro le ore 24,00 del 31/05/13;
  • Bando INAIL per la messa in sicurezza dei capannoni delle imprese nelle zone terremotate (nuova finestra del Bando INAIL) destinato alle aziende che vogliono effettuare“interventi di miglioramento sismico con un contributo in conto capitale fino ad un massimo del 70% della spesa ritenuta ammissibile; per consentire l’accesso anche alle piccolissime imprese la spesa minima ammissibile è di € 4.000,00 (quattromila/00) Comunque il contributo concedibile non potrà superare l’importo di € 149.000,00 (centoquarantanovemila/00) La domanda dovrà essere presentata entro il 14/06/2013. Possono presentare domanda anche quelle aziende che abbiano già partecipato alla prima finestra del bando;
  • Bando per i contributi per la ricostruzione: questi contributi possono essere richiesti per riparazione, ripristino, ricostruzione di immobili ad uso produttivo distrutti o danneggiati, l’acquisto di beni mobili necessari all’attività, ricostruzione delle scorte distrutte o danneggiate e la delocalizzazione. Si possono richiedere finanziamenti a fondo perduto per l’80% dei costi sostenuti ed ammissibili. La somma concessa sarà pari alla differenza tra i costi totali sostenuti ed ammissibili e gli indennizzi assicurativi corrisposti o da corrispondersi da parte di compagnie di assicurazioni. Le domande dovranno essere presentate entro il 31/12/2013, le erogazione avverranno entro 60 giorni e i lavori dovranno concludersi entro il 31/12/2015.

 

L’obiettivo è la ripresa della piena funzionalità dell’attività produttiva e il mantenimento dell’occupazione.

Inoltre è di qualche giorno fa la notizia che il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge riguardante la proroga dello stato di emergenza fino 31 dicembre 2014 riaprendo così i termini dei finanziamenti agevolati compreso quello il pagamento dei tributi.

Equitalia: Fermati pignoramenti a stipendi e pensioni

In un periodo dove le famiglie sono sempre più povere e rischiano il tracollo finanziario, arriva Equitalia a lanciare un salvagente.

 

 Attualmente un creditore, che sia Equitalia o qualsiasi altro cittadino, può chiedere il pignoramento forzato dell'intero conto corrente per rientrare del proprio credito.

Grazie al Decreto Salva Italia, stipendi e pensioni di ammontare superiore agli € 1.000,00, non possono più essere incassati in contanti ma devono essere obbligatoriamente versati in un conto corrente bancario o postale che sia.

 A questo punto va da se che un pignoramento forzato su di un conto corrente significa per la maggior parte degli italiani l’inizio della fine, ossia veder volar via i risparmi di una vita e l’avvicinarsi sempre di più della possibilità di un posto fisso in fila alla Caritas della propria città oppure sotto un ponte.

 

 Allora Equitalia, è corsa ai ripari, stabilendo, tramite nota interna, inviata dal responsabile della divisione riscossione Giancarlo Rossi, che, con decorrenza immediata, il pignoramento diretto sui conti correnti di pensionati e lavoratori dipendenti potrà avvenire solo dopo che:

 

  •  sia stato eseguito il pignoramento alla fonte ossia presso il datore di lavoro e/o l’ente pensionistico (valgono le vecchie regole),
  • lo stipendio/pensione, al netto delle trattenute, risulti pari o superiore agli € 5.000,00 mensili.

 

Alla fine della fiera Equitalia cambia pelle: da vessatore dei cittadini a cavalier cortese.

Il tutto in attesa che il Parlamento provveda a sanare la situazione tramite una nuova normativa.

Vai alla pagina: 4